Rassegna storica del Risorgimento

1849-1859 ; COSTITUZIONI
anno <1952>   pagina <722>
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Giocamo Pwtieone
fu ballato m uu successiva votazione Mll nuovo Regolamento di disciplina 4'gJi --JU> <1<;afi universi Uiri.
11 nuovo miniitsrn Gioberti fu acrollo rome ministero di guerra è ministero ,ì,-.. mocratieea. Sauna chiedere poteri straordinari, come il ululitelo precedente, Gioberti ottenne obito lo scioglimento della Cameni. Il 1 febbraio 1849, ri aprir la seconda Iwk latura. La vita del Gabinetto Ciabatti dura dal 16 dicembre 1848 a 21 febbraio 1849, quando l'interpretazione gjobertiana del programma federalista, eoa la conseguente a*tan>iotta daUa Costituente di Toscana e di Roma il ritorno del papa e dal granduca, auspicato dal Gioberti, gii travi tolto parte della immeuM popolarità. Ancbo Cario Alberto nel dùcono del trono, paria della a Confederazione dei Principi e dei popoli italiani, Tutto ci fa operare, gli aggiunge, eh e la mediazione, offertaci dal due pò* unitati generoai ed amici, aia per aver pronto fine. E quando la nostra fiducia foaav delusa, ciò non c'impedirebbe di ripigliare la guerra con ferma pento za dello vittoria .
La- proteete ollevate dalle voci di intervento io Toscana indiueero il Gioberti a lasciare la presidenza. CU succede il generale Chiodo. Quietato il fermento della piana, che il Gioberti non aveva cattato a sommuovere, l'occupazione di Ferrara richiama bru­scamente la Camera il PaoM alla realta della situazione militare L'indirizzo di ri­sposta al discordo della Corona dichiara la Nazione pronta per il grande conflitto ad ogni sacrificio. Già troppi ne abbiamo fatti, e inutilmente, al desiderio della paco euro­pea. Per la guerra, ci saranno lievi ancbo li estremi. Nella discussione ebe l'aveva pre­parato, la Camera ombra trasformarmi in. gabinetto di guerra, chiede e da a se ateaaa informazioni ed oscurazioni, mette in chiaro lo stato delle forze militari. Il 14 marzo il Ratta ari dichiara che il grido di guerra lanciato da citta, era tato raccolto dal Governo.
Dopo pochi giorni, il 23 marzo, l'esercito era condotto alla sconfitta di Novara,
Soltanto il 26 giunge notizia della battaglia perduta e del Te che ha abdicato. La Camera, che senza caldani aveva sentito il Rattazzi formulare la decisione del Governo di armare una tua immaginaria guardia nazionale, ai commuove fino agli alti singhiozzi, alla notizia dei pericoli corni dal re e ne imbastisce, senz'altro materiale, l'apoteosi.
3. Nella seduta del 27 marzo, il generale De Lannay chiede la parola per annun­ciare alla Camera la sua nomina a Presidente del Consiglio. Nella seduta serale, il Pi-nelli, ministro dell'interno, da lettura della convenzione firmata da Vittorio Emanuela e da Radetele*/. Insorge Lama, chiamandola non armistizio ma capitolazione. Viene posto il problema delta costituzionalità dei patti accettati dal re, di cui il mini* stero democratico non aveva voluto dividere la responsabilità. Secondo il Lonza, l'incostituzionalità del patto e evidente là dove dispone che le troppo anstriaebe sa­ranno alimentate a nostre apeac, il che rappresenta un tributo, che non tocca al pò Usto esecutivo di imporre. Di più, incalza il Lanza: non vi può essere cessione di terri­torio, che la Camera non consenta.
il ministro fa osservare che non può giudicarsi dell'armistizio, senza conoscere le condizioni in cui fu trattato. Ma la questione di costituzionalità dice il Lanza e indipendente dal fatti: è la questione in cui la Camera e specialmente competente.
Il miniatro Pinclli rileva anzitutto cho l'impegno assunto con l'atto di armisti­zio deve intendersi come impegno di ottenere la sanzione del Parlamento; il che non infirma In legittimità dell'atto stetso. Ma dichiara testualmente che alla legittimità dell'atto sovrastava in qualunque caso l'impero della necessità a. Del limito del po­teri straordinari concessi al Governo e della interpretazione dell'art. S dello Statuto non fu discusso. Eppure l'art. 7 dell'armistizio risolveva la questione dichiarando