Rassegna storica del Risorgimento

1849-1859 ; COSTITUZIONI
anno <1952>   pagina <728>
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*78 Giacomo Partitori*
vaporicelo eoa CKnt*io le istituzioni. Fa riferito la un oratore uliu Curnr* thm groppi di bambini della ruote erano Ulti condotti In Tarantella sotto le finisti*? ari re per (ttarvi piccole bandiere azzurre gridare: VÌM * roir leni saai, "mt stati, feui **ul t Cavour fece la seguente dichiarazione: Il Ministero creda di avere una doptfee mistione compiere. Vale a dir*, procedere all'applicazione larga, dello idea liberali, allo svolgimento dei principi che, include lo Statuto; su mentre atima di dover pio grrdixv largamente nella via dello riforme, credo altresì essate atto dovere combattere apertamente, energicamente, ogni tentativo dei partiti catrami, dei partiti eba trovano la loro radici fuori dello Statato* otto qualunque aspetto cui ai presentino, ala che vi coprano del manto ipocrita della religione, aia che ai alano eoll'atpetto minaccio* della rivoluzione.
Questa concezióne dello Statuto, che il Cavour non enunciava per la prima volta rimane più che mai ferma dorante tatto il ano governo e ai può dire nutoni lo dot­trina del liberalismo parlamentare, nel decennio.
D'altra parta va rilevato che gli ateaai oppositori di detta convenivano con la maggioranza nel ritenere la Camera dei deputati arbitra delle sorti del Ministero. Di­ceva il ReveL nella cornata del 12 gennaio 1853: Riconoscendo che io non avrei avuto ufficiente appoggio, dovetti ricavare l'onore e resìstete all'invito (di formare un Governo) che mi ai faceva in quatti frangenti. Io credo quindi continuava che, anziché meritare taccia di appartenente ad un partito retrivo, io abbia in questa circostanza fatto per Pirradicamento del principio costituzionale nel noatro nostro paeae, assai pio di quanto molti altri abbiano fallo con le loro parole e col loro -'.Titti .
Tutto ciò in tema di regime. Se poi vogliamo guardare agli altri tenti, che ti pò, nono dire impostati definitivamente alla fine di qneata Legislatura, batterli ricordare, oltre ai trattati concimò, le discussioni sulla libertà di stampa, che e garantita dalla costituzione in quanto libera espressione dell'opinione pubblica del paese e non scom­posta agitazione di interessi faziosi; e ani rapporti fra Stato e Chiesa, venati in discus­sione con non scemato calore dopo le leggi Siccardù che ti pò atono ricondurre sotto la formula della reciproca liberta.
E in tema di trattati commerciali* postiamo rilevare da una dichiarazione, del Ca­vour, in difesa del trattato con la Francia, considerato rovinoso, che. cioè, i rapporti economici vanno riportati ni piano polìtico e che ai può fare della buona politica eco­nomica mettendo gli interessi materiali del paese a servìzio di pia alti interessi: più tempUoemente ti può senza esitazione sottomettere la politica Interna alle esigenze della politica estera del paese. Si potrebbe indagare ancora te questi più alti inte­ressi, queste a ragioni ideali, cui si vogliono subordinati certi interessi economici im­mediati, non siano l'espressione, alla loro volta, di interessi economici mediati il cui raggiungimento imponga determinati sacrifici. Ma non è questo il luogo per appro­fondirò attcsto ponto.
Ma è 11 luogo di accennare all'Editto sulla stampa del 26 marzo 1848. cui fa rin­vio lo Statato all'art. 28. Si tratta di non regolamentazione complessa e sposo confuta, che però ha resistilo a tatti gli attacchi con ringoiare fermezza: 88 articoli divisi in 11 capitoli. X capitoli ii-VI determinano le sanzioni per iresti di stampa o commessi per mezzo della lampa. Il campo Vili tratta della pubblicazioni periodiche. Sorge. la figura del gerente responsabile, divenuta eentrale per la dottrina e la giurisprudenza. Il capo X tratta della competenza e del procedimento, e quindi del sequestro, toc­cando una materia* che sarà disciplinata in parte dal Codice dì procedura penale.