Rassegna storica del Risorgimento

1849-1859 ; COSTITUZIONI
anno <1952>   pagina <730>
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Giacomo Perticali*
ut certo tuomcnto ti dichiara pronto e cedere U potare a K-vr * tutta tata a portare rmts'Tv.-iiiiu d.il!'n:nj all'altro piatto, La collusione con la Destra, li* deve itopfaaaie-uare I osservatore a dUianxu ravvici nata, osa può esser vbu da mi <>. ter*ator fai-Enquadri razione del Covarne Cavour nel plana della politica a targo raggio del ara od' Ministero. Perciò la crini, con la uà apio rione naturala di uu ritorno dcUa Destra, avrebbe *uwto il otntUn di un colpo di Stato. Ora che i viene formandu ana maggio-ranaa di Centro a favore dell'intervento, il ritorno al potere del DcUe. con le ate**o programma, diventerebbe, come abbiamo accennato, un attentato al regima parUmen-tare, così faticosamente mantenuto, durante ette anni, aulla piattaforma dello Statuto,
Ancora una volta 1 deve registrare questo successo dei liberali tipo Cavour ani gruppo dei liberali tipo Revel che significa rtaucrmazione del regime IIUMO in tato precario nei momenti cruciali; come quello del proclama di Monralieri
Ma il tentativo della Corona di arrivare a liberaxai dal Gabinetto liberale e di affi­dare il potere ai circoli reazionari difensori del clero, il ripete a breve distanza. Stella cosiddetta crisi Calabi ana, determinata dal vescovo nettatore Nazari di Ca-Iabiana con la sua soluzione di compromesso, le dimissioni del Governo aembravano aprire il varco alla reazione, Cavour presento le dimissioni aenza provocare un voto di fiducia del Senato: il che non era ooatituzìonalmentc corretto. Ma la condotta del Governo e chiaramente determinata dalla sfiducia della maggioranza senatoriale. La mancanza del voto creava pero allo www Governo dimissionario la possibilità H ritornare al potere, ae la criai non avesse trovato aleun'altra soluzione, senza inasprire ulteriormente l'urto con la Camera alta. Non era il penderò del re; ma era probabilmente il pensiero di Cavour, il quale fu pronto anche quota volta a un com­promesso che pero non andava fino al ritiro della legge indi-cusaione.
Dopo instili tentativi di formare un Gabinetto d'Azeglio o Durando, l'incarico Tornò dunque al Cavour otto la doppia pinta dell'insuccesso in altra direzione e dell'Intervento extraparlamentare di Lamarmora e di Villamurian, reduce da Parigi. La Corona che 'era., esposta aenza cautela, fuori dello Statuto, fu messa accurata* mente in ombra dal Governo, che ai batteva per lo Statuto. Fu il momento in cui Vittorio Emanuele volle giocare tutto per tutto. E potè evitare di tutto perdere per l'aie io di quel Gabinetto, che aveva pochi giorni prima freddamente licenziato.
La Corona, Intendeva appoggiar*! a una aua maggioranza in Senato: senza pe­raltro renderla esplicita, rinviando il Ministero dimissionario davanti ad ceso. Il che significava distruggercela posizione politica della Camera dei deputati quando non era più possibile, aenza violenza, instaurare una diversa consuetudine costituzionale, contro l'esperienza settennale dello Statuto. La Corona forse contava su un appoggio da parte dell'opinione pubblica, che riteneva commossa per l'atteggiamento dell'epi­scopato subalpino obbediente a Roma. Ora, l'opinione pubblica fu bensì commossa della crisi fatta scoppiare bruscamente; ma in senso opposto a quello atteso dalla Co­rona. Andando a Canossa, Vittorio Emanuele si mise nelle mani di Cavour. Quatto poteva.' respingerlo e smascherare il giuoco reazionario accentuando il dissidio fra le due Camere e ponendo in giuoco il regime. Non lo fece; anzi fece diluito per coprire di cenere 11 fuoco che non aveva appiccalo.
In sostanza, questa nuova esperienza veniva a dimostrare che non il Governo liberala aveva, torto nel condurre gli affari del Piemonte in una direzione condannata dalla Corona; ma che questa, la Corona, aveva torto nel voler ricondurre la vita pub­blica del Piemonte ni binario dell'assolutismo, mascherato dalla forma eostitusio-nale pura. Appunto contro questo .Investimento, il Cavour aveva pronunciato alla