Rassegna storica del Risorgimento

LEOPARDI GIACOMO
anno <1918>   pagina <115>
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GIACOMO LEOPARDI E LA POLIZIA
(UN DOCUMENTO INEDITO).
I neo-guelfi, la setta italica che i giudici più acerbi potevano definirne- con ima frase del Berehet
(il pusillo spirito Onesta d'uà vel pio),
osteggiarono vivo il Leopardi più forse della polizia dei governi rea­zionari!, che avevano tanto da dolersi di lui. Peggio : quella ostilità il poeta infelicissimo la trovava, com'è nolo, nei genitori.
La polizia austriaca non lo risparmiò, ma, dobbiamo confessarlo, non gli nacque- dì molto. Gli nacquero ben pia quei farisei, ch'egli punse nella satira f nuovi credenti, dettata al Ranieri ne' suoi ultimi mesi di vita, e pubblicata solo di recente,
Più che dalle polizie il Leopardi, vivo* e morto, fa perseguitato (si sa pur troppo) da un uomo ricco di meriti eccelsi ; dal Tom­maseo. Anco tacendo d'un infame epigramma del Tommaseo contro il Leopardi; e tacendo d'altre perfìdie letterarie (macchie nel ricco alloro del poeta e filologo dalmata, ammirabile per tanti meriti), e alle quali partecipo affane l sia pure un momento, Gino Cappóni, altro credente* altro alto intelletto, altro cieco mfeUè'féim si può non pen­sare all'accusa del Giordana .che -pesò:non aveva il sangue dolce.'
L'accusa' è questa: d'avere ifimmaseo impedita con le sue ostili infraùiettetìze Ptìàiztone delle Opere del Leopardi a Parigi ; Opere che avrebbero mostrato-una Volta di più agli stranieri, in terra d'esilio, in tempi travagliali' per noi, gli allori italiani. L*intolleranza flr sofica e religiosa è la fitta benda di menti anche singolari. SefflJr colò Tommaseo, nel giudicare il Leopardi, le cui sciagure esse sole, se non altro*, meritavamo pietà in ejfcóri cristiani ; 86 il Tommaseo,