Rassegna storica del Risorgimento

TAZZOLI ENRICO
anno <1952>   pagina <818>
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IL PENSIERO DI DON ENRICO TAZZOLI DI FRONTE AL PROBLEMA DELL'UNITA ITALIANA
I. - CACSK OSTACOLATATI L*exrrA JXALUMA HCOXDO TAZXOU
Dalls conoscenza della storia M*IM che eoa Unto cultura e paaoion* ondava inse­gnando, benTazsoli conosceva lo idee r gli scritti altamente patriottici del COWVHÌ e del Filangcri lo concezioni unitarie del Gioia, dal Cuoco roao note assai prima dell'azione infaticata di Giuseppe Marcirò. Ne gli, pare, illudeva alle mire penooalì ed ambizione di Gioachino Murai e del fedifrago Francesco IV. bene aver presente questi sviluppi lenti a faticosi dello spirito, aarionale nostro onde meglio determiaare l'attitudine politica del professore e patriota mantovano e la Mia probabile attitudine futura se avevtc più a lungo viaauto. Quattro erano le eause che nel pensiero dì don Enrico Tazxoti ostacolavano In Italia, in modo particolare. la formazione di un grande unico Stalo nazionale: 1 .numerosi Principati italiani per lo più retti da Case atraaierc nelle quali era predominante riafluenza austriaca? 2* il conseguente spiccato Regionalismo, 5 l*elc mento più a diretto contatto con la popolazione, il Clero, che. eccetto qualche nobile eccezione, era generalmente non conscio e partecipe del movimento liberalo democratico e non ispirante fiducia per deficiente moralità e coltura; * il dominio temporale del Papato.
Come appare evadente Principati e Signorie Italiani, già rigogliosi centri di cultura e di arte nel nostro paese nel tardo Medio Evo ed ancor più ad Rinascimento, divenuti Stati indipendenti costituivano ano dei principali ostacoli alla fonnarione di una forte Unità, statale a carattere nazionale come avvenne, nel secoli tconé, in Francia ed in Inghilterra. Lo viluppo del concetto unitario nella penisola attraverso iteceli ben noto al valente professore di storia universale e di storia d'Italia a lui mostrava le eause e gli effetti deleteri del frazionamento politico per la realizzazione dell'ideale unitario mazziniano. Tozzoli ben comprendeva Come la divisione del confini costituisse. In Italia, l'impedimento maggiore all'unificazione. E mentre lui, prete, riteneva dannoso o perlomeno inutile lo Stato papale era persuaso, del pari, che I vari Principi in Italia, eccetto il Piemonte, più che al benc*ere del paese pensassero al loro Interesso perso­nale ben conoscendone di quelli le ambizioni, le deficenze, le ingiustizie o le crudeli*. Del regimo politico del Mezzogiorno Tazxoli aveva avuta chiaro idea già nel 1845 recandori a Napoli pel VII Congresso degli Scìenrioti italiani Indetto dui vanitoso e eaperbo re Ferdinando IT di Borbone forse- per non :e*scre da meno dell'Austria che Tanno precedente aveva indetto il VI Congresso a Milano.
Ruggero Bonghi aveva pronunciate, al Congresso, frasi altamente patriottiche ed allusive. Col Bonghi, TaxxoU aveva conosciuto a Napolwfra altri democratici rivo­luzionari. Luigi Settembrini mentre non ancora era spènta l'eco del tradimento e della morte gloriosa dei fratelli Bandiera e degli eroici loro compagni nel Vallone di Rovito. E Tozzoli conveniva col marchese Giuseppe Valcntl<Gonuiga die in giro per la penisola .per studiarvi l'organizzazione dei vari Asili d'Infanzia gli scriveva da To­rino dell'odioso trattamento di Modena e della losca mercantile figura di quel Duca Francesco IV imbelle e fedifrago., i) L'ombra del tradito patriota Ciro Menotti
ty Giuseppe V denti-Gonzaga a Enrico Tancol:, Mantova, da Torino, 17 ot­tobre 1842.