Rassegna storica del Risorgimento
LEOPARDI GIACOMO
anno
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1918
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pagina
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121
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Giacomo Leopardi e la Polizia Jìl
TI Leopardi, invece, lavorò assiduamente per lo Stella, che furbo, al pari di tanti altri editori venuti dopo di lui, lo sfruttava. Lo Stella non va annoverato fra i peggiori; ma non merita gli elogi che altri gli elargisce. Io credo ch'ella sia persuasa degli estremi sforzi ch'io ho fatti per sette anni affine di procurarmi ì mezzi di sussistere da me stesso. Ella sa ehe l'ultima distruzione della mia salute fliÉB dalle fatiche sostenute quattro anni fa per lo Stella, al detto fine , ricordava Giacomo Leopardi al padre, in una lettera che strappa le lagrime. Il poveretto si sarebbe accontentato di dodici scudi al mese per non morire di fame,1
*
11 barone Torresani, direttore generale della polizia a Milano, non poteva avere dimenticato l'ordine ricevuto nel 1820 dai Governatore di proibire la canzone del Leopardi Ad Angelo Mai, essendo poesia
* scritta nel senso del liberalismo e avendone la tendenza a rafforzare
* i malintenzionati nelle loro malvagie viste .a La proibizione era stata suggerita al Governatore da un Brasi!, e proposta dal direttore generale della polizia Et Venezia, Kubeck, che 'dava ragione ai severi giudizii del Brasili, uno', dei cagnotti accovacciati sui gradini (tei potenti.
Ma è certo che il Leopardi, per tutto il tempo (quasi due mesi) nel quale s'intrattenne operosamente a Milano nella casa dell'editore Stella, non subì alcuna molestia da parte della polizia. È impossibile, per altro, che non sia stato pedinato e vigilato in segreto, considerando, sopra tutto, il carattere inguaribilmente sospettoso delle polizia tutte dei Governi dispotici, provati dalle cospirazioni, tanto più dopo le scoperte sul genere di quelle del 'fti. La polizia si puntellava sulle spie, che anche a Milano serpeggiavano, col nome ufficiale di confidenti , in tutte le classi sociali: preti, professori, medici, avvocati, cavadenti, persino mendicanti e ciechi di mestiere, nobili spiantafi m vagabondi plebei: una caterva irreggimentata e pagata sui fondi segreti
della polizia.3
E anche il Leopardi ricordava 5! dMèfe) vice-reale.: * La terza
* ijùÉfcowi del 8 luglio 1832. J
Cauto tìogrofco della Polizia austriaca in Italia. (Capolago, 1851, voi. H,
pag. M).
ArcbMo 01 StatottiMilano*.Carte segreto.-VodU KAWAKLLO SABBIERA,
Lo polista austriaca, e le spie Milano (tfnova Antologia > 1* gennaio 1018)