Rassegna storica del Risorgimento
LEOPARDI GIACOMO
anno
<
1918
>
pagina
<
125
>
Giacomo Leopardi e la FoVMa 126
Il Governo borbonico, aia eli'egli vigilava per la propria conservazione beata. È vero che i Canti del Leopardi poterono essere ristampati sotto quel Governo dall'edizione fiorentina nel '34; ma quando Teditore Ferrari s'accinse a un'edizione siciliana delle Opere, i preti censori della Conca d'Oro ne impedirono la continuazione dopo il secondo volume, e neanche quello si lasciò vendere.
Eppure in Sicilia i poemi del Byron si diffondevano; e il culto del bardo inglese cresceva persino fra le donne pie (la poetessa Giuseppina Tunisi Colonna e altre) ; e non si trattava certo d'un angelo inneggiante all'Eterno.
Eppure nell'edizione di Bologna, il Leopardi scriveva cosi :
Con queste canzoni, l'autore s'adoperava1 vul mn.fa suo di ravvivare negli Italiani quel tale amore vèrso la patria dal quale hanno principio, non la disubbidienza, ma la probità e la nobiltà cosi de' pensieri come delle opere. Ai medesimo effetto riguardano, qual più. qual meno dirittamente, le istituzioni dei Rostri govertiii i quali procurano la felicità dèi Jfóro soggetti, non dandosi felicità senza virtù, né virtù vera e grande in un popolo disamorato di sé stesso .
Nuvola artificiale, nuvola d'incenso, Èie nascondeva l'orma.
In conclusione, fra il contenuto ribelle delle poesie e delle prose del Leopardi e I rigori della polizia austriaca e delle varie censure dei governi contro di quelle, v'è sproporzione. Dati i tempi procellosi e reazionari e i vigili aguzzini d'allora, la polizia e le censure auliche furono alquanto miti verso il Leopardi. Porse si pensava che l'aristocratica forma degli scritti del sommo, li rendevano inaccessibili, come lo erano infatti, ai volghi, nei quali non potevano gittar faville di rivolte? Ole pubblicazioni reazionarie del padre, conte Monaldo, parevano sino a un certo punto, un contravveleno agli ardimenti del figlio?
Milano
RAFFAELLO BARBIERA