Rassegna storica del Risorgimento

anno <1953>   pagina <8>
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molto lieto se il documento in questione potrà venire dimostrato incontestabil­mente autentico. In questo caso riuscirebbe di grandissimo apporto a convoli' dare di fronte all'America la nostra politica. Per questo, però, occorre la ripro­duzione dell'autografo, perchè, con il maggior rispetto possibile, non bastano autenticazioni di uomini politici o di letterati. Io ricordo benissimo che il Nelson Gay restò fino alla sua morte convinto della non autenticità del docu­mento', ma, ben inteso, l'opinione del Nelson Gay era Vopinione di un mortale e in quanto tale passibile d'errore.
Nel frattempo, visto che con la .Rassegna non riusciva a spuntarla, Pe­lo cpiente signor D'Althan tentava altre vie, sperando di sorprendere la buona fede di qualche studioso con la presentazione suggestiva di una riproduzione fotografica del fantomatico autografo. Saputa la cosa, la Rassegna cercò di averla in visione dalla cortesia di uno tra i più degni e meritevoli conoscitori di cose mazziniane. Sul quale, e non si può dargli del tutto torto, quel facsir mile, per lo meno ad un primo esame, aveva prodotto una certa impressione. Scriveva, infatti, il 25 marzo:
Sono riuscito ad avere la copia fotografica dell'intiero documento mazzi­niano che ti interessa. Dopo averne preso visione, e fiuto vedere anche all'amico Mengldni, restituiscimelo con comodo. A me sembra proprio grafia del Mazzini. Ti vuoi proprio prendere questa gatta da pelare? Non ti ricordi le polemiche che risalgono al 1931 sia sul Giornale storico che sulla Rassegna? Allora, però, ci mancava l'intera riproduzione fotografica, sulla quale si può, forse, dire la parola definitiva, rimanendo tuttavia vive tutte le riserve sul contenuto del do­cumento.
La Rassegna, però, faceva una questione fondamentale di quella identi­ficazione e, quindi, alla cartolina dell'amico e collaboratore carissimo fu risposto insistendo sul punto di vista della cui fondatezza era convinta. C'en­trava, magari, un tantino di donchisciottismo. Ma, allora, la nostra rivista non toccava i quaranta......
Roma, 27 marzo 1941 Caro ,
ho avuto Poltro giorno la riproduzione fotografica del noto messaggio ed oggi la tua cartolina del 25. Grazie dell'una e dell'altra. A parte le considera­zioni, per me fondamentali, sulla inattendibilità di una così vasta cultura euro­pea di Abramo Lincoln nel 1853 (gli Americani allora avevano dell'Europa la conoscenza che io Ito attualmente della Transcaucasia), l'esame della foto­grafia non riesce ad allontanare dal mio spirito i dubbi di natura paleografica. Ci sono addirittura alcune parole che sembrano calate in mezzo alle altre in un secondo tempo. Ad ogni modo, non ho nessuna intenzione di entrare nella pole­mica, qualora questa rinasca sotto gli auspici di Nino D'Althan (col quale ho già avuto uno scambio di lettere) e del Ministero della Cultura Popolare. Appro­fitto del tuo cortese suggerimento per sottoporre all'esame di Menghini il docu­mento .
E al maggior competente di autografi mazziniani, a Mario Menghini, un altro e nobile amico scomparso, furono inviati la cartolina accennata e il facsimile del l'asse rito autografo con l'annotazione: lo, almeno fino a questo momento-, mantengo intatti i miei dubbi di natura paleografica sul testo. Lei che ne dice ? (27 marzo).