Rassegna storica del Risorgimento
1851-1853 ; TOSCANA ;"GAZZETTA DEI TRIBUNALI"; GIORNALISMO
anno
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1918
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pagina
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131
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La Gazzetta dei tHìnmuU ài Fircmet ecc. VÀI
sera del marzo 1850 in Pmta si erano quei popolani in una casa itiirat-tenuti di argomenti politici, e pia specialmente di repubblica (cosi l'atto di accusa) della quale si palesarono l'autori. Concertarono di piantare un albero di libertà sulla piazza del Castello, e, recisa una pianta, senz'altro ve la innalzarono con un cartello imprecante al principe ed al papa. Diceva il cartello: Questo è l'albero dei liberali; abbasso i codini, e diamo il comando i repubblicani; quando arriverà la truppa del-riuxme tedesco si farà provvista del buon sego. Noi siamo liberi di braccio,.. Viva il Guerrazzi, e mortela Leopoldo e a sua porca santità. Questo è l'albero della libertà; morte acerba a chi lo spianterà ss.-QV imputati addussero di essere alquanto ubriachi, e pare che talmente lo fossero, e che non sapevano-bene ciò che facevano.
Un testimone rilevò che il Mto. era avvenuto la mattina successiva alla fèsta di San Giuseppe, eM che farebbe pensare all'onomastico di Mazzini o di Garibaldi ; certo capitano Malfatti, granduchisla sfegatato, aggravò terribilmente frè degli accusati dipingendoli come pessimi pessimissimi (son sue parole) in materia politica perchè, dopò avvenuta restaurazione, si eram -fatti lecito di cantare notte tempo ad alta voce inni in favore della repubblica,... per avere messo su gli altri giovinetti ed insinuate nei medesimi massime favorevoli al Guerrazzi , tenendo sempre inquieto il paese e reclutando i volontari che partivano da Prata. Qnanto agli altri due limitavasi a dipingerli come giovani fieri e .traviati. Non è vero nulla quello che dice il capitano , opponevano gì1 inquisiti, ma il ministero pubblico il fe.G.Ì; deplorando gli alberi malaugurati, siccome quelli che sono e furono io ogni tempo simbolo più presto di licenza che di libertà, chiedeva 20 mesi di lavori forzati per ciascun imputato da espiare nella casa di pena di Volterra, ciò che non era poco davvero, considerando che in sostanza si trattava più che altro di entusiasmo e di smargiassate giovanili proVQcaitB in menti incolte dal fermento del postumo gcòbinismo annacquato, fugacemente trascorso per la Toscana fra il *4 ed il *. M wlm Byfiìmfmfà difesa dell'avvocato Rossi,, il quale, dissertando sul rigore della legge di lesa maestà, in tuonava impepteitrito esser dessa consentanea ai tempi in cui la sovranità -era ritenuta per un diritto patrimoniale, ed il popolo un podere da sfruttara*,,, ammonendo i giudici * a non avere in mira l'ossequio a Pajrnmjrazione pel supremo imperante, ma bensì il giusto ed il :Vero,-. 3 OorIte, rincarando la dose ammannita dall'oratori. della legge, condannava i priiui tre giudicabili a mesi quaranta, e gli altri a mesi ytàtó, nelle spese: del processo ed alla vigilanza della polizia per cinque anni. Peccato che quei poveri maremmani fossero oscura e Ignara gente! Avrebbero la caso diverso potuto atteg-