Rassegna storica del Risorgimento

anno <1953>   pagina <9>
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QuararWanni
E ohe cosa ne pensasse Mario Mengliini apparve evidente in una vivacis­sima lettera del 31 marzo, che costituisce una magnifica lezione di critica testuale. Ci duole di doverne temperare la plastica vivezza con qualche pudica lacuna. Ogni Michelangelo ha il suo Daniele da Volterra: il lettore ci perde, d'accordo, ma .... de mortuis nisi bene.
Roma, 31 marzo 1941 Caro professore,
ho ancora una volta esaminato la pretesa traduzione della pretesa lettera autografa a?A. Lincoln a Ai. Melloni. Di essa ebbi a mano {come devo dite?) l'originale, non ricordo se mostratomi dal Cippico o dal Curando, che allora mi
si dimostrava amico Mi sembra che allora del documento mi si disse poS'
sessore l'ammiraglio Millo. Dissi allora (si era al tempo di Versailles o giù di lì) che si trattava di un falso; non si dovevano reclamare le così dette rivendi­cazioni con un falso; e la cosa fu messa in tacere. Seppi poi che il documento era stato pubblicato in un giornale intitolato La Dalmazia. Quando si riaffac­ciò la questiona, e dell'autenticità della traduzione mazziniana si fece campione quel disgraziato Casanova, che si giocò il posto, io fui intervistato dal rappresen-tante deZZ'United Press, e dissi ciò che mi parve doveroso di dire. E come sa, la questione suscitò scalpore agli Stati Uniti. In seguito comparve il nome di quelVAlihan, il quale si dichiarò possessore dell7originale; e peggio ancora, quel
tale ...... [mi sembra così il nome), che fu arrestato per falsificazione di
lauree universitarie. Se la memoria non mi tradisce, a quel tale fu ascritto il merito di aver falsificata la scrittura mazziniana.
La falsificazione è certamente àbile. Ella ricorderà le falsificazioni tassesche dell'Alberti e leopardesche dello Jozzi: ambedue abilissime. Ma come tutte le falsificazioni, ha il tallone d'Achille. Intanto, si deve notare che la persona che falsificò assemprò, come scrivevano i trecentisti, una scrittura d'assai ante­riore a quella usata dal Mazzini nel tempo tra il 1862 e il 1865, secondo sup­pone il Casanova in cui egli avrebbe atteso alla traduzione; poi, che impie­gando il falsificatore assai tempo nella trascrizione, non si scorge quella maravì-gliosa rettilinea e quel costante interlineare della scrittura mazziniana; e piti cose ancora dovrei notare, se dovessi interloquire in una questione oramai per me passata in giudicato. Di più. chi è quella contessa Fulvia Salazar di Roma-nengo dei marchesi Crivelli d'Agliate {troppa gente, avrebbe esclamato il Giova-gnoli !) ? Credo che la moglie del conte Vitaliano Crivelli, non più tanto amico del Mazzini, quanto nei tempi anteriori, si chiamasse appunto Fulvia; e
allora il falsificatore se non quel sarebbe nell'imbroglio. E come
mai il Mazzini, tra il 1862 e il 1865, avrebbe conosciuto quella signora?A Londra, dove in quegli anni visse quasi ininterrottamente ? Come mai il aocu-mento finì a Modena presso un'altra contessa, Zuccolini Guerroni Federici d'Altana {anche quii troppa gente l) ? Ritenga quindi tutto un trucco, ideato dall'......... che non so chi sia, ma che...
Altre prove, per così dire interne, vengono a galla. Non ostante sia ricono­sciuta la perfetta e voluta ignoranza da parte delle più note personalità norda­mericane di quanto riguarda la storia d'Italia, e il signor Wilson lo provò esau­rientemente, e mai possibile che il Lincoln dimostrasse tanta familiarità delle questioni sulle rivendicazioni italiane? Che sapesse dove sta di casa la