Rassegna storica del Risorgimento

1859 ; ANNESSIONI ; TOURTE ABRAHAM ; CAVOUR, CAMILLO BENSO DI ;
anno <1953>   pagina <131>
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9 I FONTI E MEMORIE "i"*
Mi CAVOUR E LE ANNESSIONI BÈJirJ
NELLE LETTERE DI ABRAHAM TOURTE H
Il 5 gennaio 1860, esattamente due settimane prima che Cavour, alla testa di un nuovo ministero, riprendesse il potere, Abraham Tourte, un gio­vane avvocato ginevrino, amico e collaboratore di James Fazy, scriveva da Torino al suo patrono per informarlo d'essere stato ricevuto molto cordial­mente da lui. Fazy, del quale ho altrove illustrato i rapporti di buona amicizia che lo legavano a Cavour, ' ' lo aveva fatto latore d'una sua lettera; e lo aveva anche incaricato di presentarsi a Stefano Jacini, ministro in carica con Rat-razzi, per parlargli di un suo affare: probabilmente uno di quegli affari di costruzioni ferroviarie ch'erano allora per lui una risorsa essenziale e furono il suo tallone d'Achille. Ma con Cavour la conversazione prese subito altra piega: Tourte, scoperto da Fazy dieci anni prima tra gli impiegati subalterni della polizia ginevrina e da lui preposto all'ufficio degli studi e poi, sotto i suoi auspici, diventato con lui Consigliere di Stato, portò il discorso sulla politica generale; e Cavour, con abbandono amichevole, si lasciò andare a confidenze:
Cavour nCa déclaré quHl èia il parfaitement décide à employer la force, s'il le fallait, pour empScher une attaque intempestive contre VAutriche. Il déclare aussi que tout territoire au de là de VIsonzo serait un embarras pour l'Italie et qu'il faut laisser VAllemagne aux Allemunds. H va sans dire que si VAuiriche craquait de tous les cótés, au printemps, si la Songrie se soulevait, on proji-terait de Voccasion. Mais je ne crois pus qu'on attaché le grelot. 2)
Quel che può sorprendere in queste affermazioni non è tanto il loro con­tenuto, perchè si tratta di risposte a quesiti riferentisi ad eventualità alle quali probabilmente Cavour era lontano dal credere, e nemmeno è il carattere aperto e confidenziale, perchè sappiamo ch'egli aveva ragione di contare sulla devozione personale di Tourte come su quella di Fazy 3) e perchè la sua diplo­mazia era spesso quella di non far della diplomazia e di non darsi delle arie; ma piuttosto il tono di uomo di governo al quale, parlando con Tourte, Cavour si lasciava andare, per quanto al governo fosse estraneo. In realtà, tutti sapevano a Torino e nelle altre capitali europee che il ministro Rattazzi, per la comprovata incapacità di risolvere il problema delle annessioni, era spac­ciato. La Marmora non aveva ancora rassegnate le dimissioni; ma il vero padrone era Cavour, e non dipendeva che da lui scegliere il momento in cui le avrebbe rassegnate e Vittorio Emanuele avrebbe chiamato lui a raccogliere la successione. Da una lettera di Ricasoli del 9 gennaio s'ba ragione di ritenere che la voce dell'atteso avvenimento fosse corsa già allora. 4) Comprensibile quindi che ci si rivolgesse a Cavour come capo del governo; comprensibile,
') Esuli del Risorgimento in Svizzera, Bologna, 1948, pp. 307325.
2) Lettera del 5 gennaio 1860 di A. Tourte a J. Fazy, conservala, come le altre che si riportano nel seguito dell'articolo, nell'archivio della Fondazione Fazy presso la Biblioteca pubblica ed universitaria di Ginevra, 111.
8) Esuli cit., p. 325.
4) N. BIANCHI, Storia documentata detta diplomazia europea in Italia, Torino, 1872, VOT, PP- 638-39.