Rassegna storica del Risorgimento

LAMBRUSCHINI LUIGI
anno <1953>   pagina <162>
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Emo Piscitaili
L'accusa e le difese non sono documentate e sembrano, quindi, l'ima e le altre parziali e tendenzioso. Per cercar, quindi, di risolver la delicata questione della condotta e dell'atteggiamento del Nunzio, in quella occa­sione, bisogna esaminare alcuni documenti: sarà così possibile procurami se non una prova (sempre difficilmente raggiungibile in questi casi) per lo meno un indizio;.
In un'importante lettera rinvenuta dal Maturi, diretta il 28 agosto 1830 dal Lambruscbini al marchese Alfieri di Sostegno,J) l'affermazione delTHen-riou, ebe le ordinanze fossero venute a conoscenza del Nunzio soltanto per mezzo del Moniteur, può trovar la sua base; Fu osservato il silenzio più rigoroso sulle ultime ordinanze: io le conobbi la prima volta per mezzo del Monitore e noti che il giorno prima della pubblicazione (domenica) alla Corte si parlava dell'apertura delle Camere, e noti che le lettere reali di convoca­zione erano state spedite ai membri dell'una e dell'altra camera* Si è così agito, con segreto sì, ma disgraziatamente senza lume e senza consiglio. Le conseguenze di un passo azzardato e non preceduto dagli apparecchi necessari non potevano essere che dolorose. Vero è che dall'altra parte tutto era in ordine da lungo tempo, e l'epoca del tonare già fissata . 2)
Ma un dispaccio del Nunzio al Cardinale Albani, Segretario di Stato di Pio Vili, redatto il 26 luglio 1830, lo stesso giorno della pubblicazione delle ordinanze, suona in maniera diversa: ...posto che il Re è nella politica necessità di prendere delle misure forti, perchè non adottarle subito, quando il differirle patria aggravare maggiormente il male? Analogamente a questo giusto riflesso, il Consiglio Reale di ieri ha decretato e il Monitore ufficiale d'oggi ha rese pubbliche due ordinanze delle quali io son contento perchè politicamente parlando sono le sole che possano rimuovere i pericoli dai quali circondata trovasi la Monarchia. Colla prima delle anzidette ordinanze si sopprime la libertà della stampa e si stabilisce la censura; colla seconda
estime et la respectueuse consideratimi dont le Cardinal a partout recucilli l'honimagc à Paris crimine à Rome, protestent coatre une accusntion aussi invraiscmblablc que mal fondée...
Al. Lambruscbini aura sa place dans l'bistoire, mais il n'y occuperà qu'unc place glorieuse, cornate Nonce du SaintSiège en France, et comme premier Ministre d'un des plus grands Papes qui aient gouverne l'EgUse. Queste frasi, non fuori di posto nell'intonazione generale dello scritto, furono interamente riportate da un altro apologista cattolico: l'Artaud de Moutor, ne L'histoire du Pape Pio Vili, Paris, 1844 che, anche lui, spezza una lancia in fa­vore del Lambruschini (pp. 292-93, in nota).
) L'Alfieri di Sostegno, già ambasciatore sardo a Parigi, era molto amico del Lambru­schini. Riferendosi a lui il Lambruscbini dice: ...meco per vincoli di antica- amistà uni­tissimo... . L. LAMBRUSCHINI, op. cit., p. 40.
2) W. MATUSI, Jl Principe di Curiosa, Firenze, 1944, p. 268, in nota. La lettera ripete il dispaccio 607 del 4 agosto 1830 da Parigi al Card. Albani, pubblicato dal Qu acquare Ili, op. e toc. cit.: Si osservò con noi (del Corpo diplomatico) il più rigoroso segreto su la pubblica* eazione delle ordinanze del 25 loglio, non le abbiamo conosciute che quando comparvero sul Monitore.:
Anche in LAMBIIUSCHIM, La mia Nunziatura... già cit. p. 203: Il certo e che il Gabinetto avea proposto al Re l'adozione di alcune straordinarie misure giudicate necessarie in quel frangente, le quali pubblicatesi nel Monitore del 26 luglio a me che non era punto preve­nuto della cosa fecero tale e si forte impressione, che leggendo quasi non credeva agli occhi miei. In quel non era punto prevenuto e una precisa risposto al Capefigue. A p. 205 dirà ancora che i diplomatici, loi compreso, i quali si recarono dal Poliginie per conoscere le deter­minazioni de] Ministero uscirono: non rassicurati, ma tristi... . E questo è in contrasto con quanto asserisce nel dispaccio del 26 luglio all'Albani, riportato nel testo.