Rassegna storica del Risorgimento
LAMBRUSCHINI LUIGI
anno
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1953
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pagina
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164
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164 Enzo Piscitela
brava tatto perduto: tradimenti e impreparazione da una parte, spirito di sacrificio e avvedutezza di calcolo nell'altra avevano reso fatale la caduta di Carlo X. A Parigi era crollato il sistema costruito con tanta fatica a Vienna. E ancora in un rapporto del 16 agosto 1830 si lamentava, per l'ennesima volta, dalia libertà di stampa: È da quindici anni che la libertà delia stampa corrompe qui e da per tutto gli spiriti con la propagazione di certi principi è di certe dottrine che tendono a nulla di meno che al rovesciamento dell'ordina sociale . l' Qui e dappertutto, con queste parole critica, già lo accennavamo, non soltanto il governo francese ma quello di tatti gli stati europei troppo accondiscendenti alle idee e alle conquiste rivoluzionarie. E il suo pensiero torna con raccapriccio agli anni successivi al 1789, che già turbarono la sua giovinezza: quei triste periodo rischia ora ripetersi; a nulla son dunque valse le tristi e sanguinose esperienze ? L'incendio, poi, non si limiterà alla sola Francia: è in pericolo la sorte di molti stati e, specialmente, quella degli italiani, dei quali ultimi, è ovvio, il Lambruschini maggiormente si preoccupa perchè nella Capitale francese si raccolgono esuli e rifugiati politici piemontesi, napoletani, modenesi, lombardi, veneziani e qualche suddito pontificio per promuover ribellioni in Italia. 2)
E ora una grossa questione di carattere giuridico-politico si presenta: quella del riconoscimento di Luigi Filippo.
Come è noto, il Re dei Francesi appena salito sul trono, per mezzo di inviati speciali, aveva trasmesso messaggi ai maggiori governi di Europa, chiedendo il riconoscimento. Come si sarebbero comportate le Potenze ? Il pensiero che affliggeva il Lambruschini era ormai questo: che una Monarchia basata sul principio rivoluzionario della sovranità popolare potesse esser legalmente riconosciuta. Enorme fu la sua delusione quando seppe del primo riconoscimento: quello dell'Inghilterra. L'Inghilterra, potenza non cattolica, era la nazione che per tanti anni aveva combattuto la Francia, era il paese dove Carlo X, il sovrano legittimo, si era rifugiato. Ne da altre parti le notizie erano certo migliori. Le potenze, le stesse potenze cattoliche pensavano, dunque, di non intervenire; non si accorgevano le Monarchie del rischio mortale al quale andavano incontro ? E non era il caso di riunire un congresso per discuter le cose di Francia e adottar provvedimenti opportuni ?
Frattanto a Roma la lettera che Luigi Filippo scrisse al Papa Pio Vili per ottenere il riconoscimento (recata a mano dall'inviato speciale Conte di Montesquieu:), 3) provocò grande impressione e l'adunanza della Sagra Congregazione degli Affari Ecclesiastici Straordinari, il 12 settembre 1830.
In realtà la posizione della Santa Sede di fronte alla questione del riconoscimento era più difficile di quella di qualsiasi altro Stato per la sua duplice qualità di potenza nel campo spirituale e in quello temporale. Sottoposta, poi, all'esame della Congregazione, la lettera destava grande scalpore e non poche preoccupazioni: all'infuori della parola figlio con la quale Luigi
1) A. S. V. Rubrica 242 (Questioni di alta diplomazia) 1826-32, Busta 13 - Particolare del 14 agosto 1830. pubblicata dal Qu ACQUARELLI, op. e he, eU con data 16 agosto 1830.
2) A. S. V. Rubrica 242 (Questioni di alta diplomuziu), 1826-32, busta 13-Dispaccio 626 dal 6 ottobre 1830 pubblicato dal QUACQUABELLI, op. e toc. diati o ofr. E. PISCITELLI, op. ck, p. 27.
3) Cfr. E. PlSCtTELLI, op. dL, fi. 115.