Rassegna storica del Risorgimento

LAMBRUSCHINI LUIGI
anno <1953>   pagina <166>
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Enzo Piscitelli
devoto alla Francia e il secondo devoto all'Austria, tanto pia che, in questo caso, come abbiam visto, l'Austria è decisa per il riconoscimento. Certo, in quei giorni, a Roma l'esitazione e la preoccupazione furono grandi, i pareri discordi, animate le discussioni negli ambienti vicini alla Santa Sede. Qui a noi importa, piuttosto, seguir l'atteggiamento del Nunzio a Parigi.
A distanza di tanti anni, fuori del clima incerto di quei giorni di fine estate e principio dell'autunno, il Lambruschini, nelle sue Memorie autobiografi­che* riconoscerà più serenamente: La politica adottata dalle potenze di primo ordine a riguardo della Francia divenne la norma delle secondarie. Quindi anche Pio Vili, a ciò consigliato ed esortato dall'Austria, deliberò di riconoscere Luigi Filippo qual Re dei Francesi, e ne fece formai di­chiarazione al suo inviato, che ne attendeva in Roma le finali risposte.
Fin qui la cosa precedette bene né, secondo la prudenza, la Santa Sede poteva spostarsi in questo caso dall'esempio delle altre Potenze, anche in vista degli interessi religiosi cui doveva ad ogni costo tutelare, tanto più che un suo rifiuto al richiesto riconoscimento avria dato alla rivoluzione il forse desiderato pretesto di compromettere ed intieramente rovinare la Religione in Francia . x'
Ma, nel 1830, il suo pensiero non era proprio quello: avrebbe preferito un comportamento anche in parte diverso, ricorrendo, magari, a un espediente di questo genere: prender tempo, ritardare la presentazione delle creden­ziali, lasciar momentaneamente la rappresentanza a un incaricato di affari, far sentire, insomma, che la Santa Sede restava tutrice dell'ordine e della legittimità e che, soltanto dietro adeguate garanzie di carattere religioso, avrebbe potuto rivedere il suo atteggiamento. 2'
H riconoscimento della Santa Sede, nella sua mente, aveva valore di­verso da quello degli altri Stati: mentre questi accettavano un fatto pura­mente politico la Santa Sede ammetteva il principio di riconoscere i governi indipendentemente dalla loro legittimità e consacrava una dinastia usurpa­trice.
A questo punto sorge tuia domanda: il Lambruschini, nella sua duplice qualità di rappresentante di una potenza temporale e spirituale, ha presenti tutte le conseguenze che l'accoglimento della sua proposta può provocare? In termini più precisi: lasciar Parigi, in quel momento, non vuol dire compro­mettere gli interessi politici e religiosi, abbandonare il popolo e il clero fran­cese alla mercè dei nuovi governanti ? Niente di tutto questo : il Lambruschi­ni crede di rafforzar quegli interessi proprio col mostrare un atteggiamento rigido, provocando, cioè, con la rottura o, per lo meno, con l'interruzione delle normali relazioni diplomatiche tra la Francia e la Santa Sede, un rafforza­mento delle masse ancor fedeli a Carlo X e al cattolicesimo.
La sua proposta, in cui forse è presente la preoccupazione personale di essersi troppo compromesso con il vecchio governo, non viene, tuttavia, ac­cettata. I veri interessi politici e religiosi richiedono la sua presenza a Parigi: gli interessi politici esigono che in un momento tanto diffìcile vi sia nella
*)' i. LAMBBVSCHXNI, p. cfr., p. 232.
2> A. S. V. Rubrica 242 (Questioni di alta diplomazia) 182632, Busta 13 - Particolare del 16 ottobre 1830, pubblicata dal QUACQUAHELU, op> e /oc. ct. E. PISCITBEU, op. eft jw. 23-24.