Rassegna storica del Risorgimento
LAMBRUSCHINI LUIGI
anno
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1953
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pagina
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Enzo Piscitelli
che, secondo gli ordini ricevuti, deve attender fin quando un passo simile sia compiuto dall'Austria.
Il tono del colloquio è fermo da ambedue le parti, ma il Ministro, per il modo in cui sono andate le cose, ha più facile gioco e, di fronte alla resistenza del Nunzio, non desiste dalla richiesta mettendo anzi avanti i pericoli ai quali un rifiuto può dar luogo. Sicché il Nunzio esce dal colloquio con la convinzione che non potrà sottrarsi all'osservanza di quanto gli vien chiesto. Fin-domani riceve dal Conte Mole una lettera che ha più il carattere di un ultimatum che non dell'invito. 1) Al di fuori del puro interesse giuridico di ottenere il riconoscimento da parte della S. Sede, potenza di secondo ordine nel campo temporale, nell'atteggiamento fermo e deciso del Ministro degli Esteri è un tono di rimprovero per il rappresentante della Santa Sede, è un'oscura minaccia per gli interessi della religione.
Il 13 ottobre 1830, dopo essersi consultato con l'Ambasciatore d'Austria, Conte Apponyi, e l'amico Ambasciatore di Sardegna, Conte de Sales2) convinto della necessità e dell'urgenza con le quali l'atto gli viene imposto, il Nunzio si reca a Corte a presentar le credenziali. La cerimonia è semplice, quasi privata: La rivoluzione anzi sospettosetta che no, teneva sempre gli occhi aperti sulla nuova Corte, ed il Re de' Francesi non poteva permettersi di que' di alcuna pompa regale sotto pena d'incorrere la sua indignazione, commenterà ironicamente il Lambruschini nelle sue Memorie. 3)
E, dopo il 13, ancora dieci giorni dovranno trascorrere prima che il Conte Apponyi consegni le lettere con le quali viene accreditato presso il Re dei Francesi.
Ma il Lambruschini, è ormai convinto di aver agito con intelligenza. E lo stesso giorno 13, informando la S. Sede della presentazione delle credenziali, scrive: ... posto Volto precedente (l'invio delle credenziali) il secondo che ne è la necessaria conseguenza era divenuto urgente anche in vista, detta pubblicità. 4)
Di fronte all'effettivo riconoscimento, all'accettazione, vale a dire, del nuovo ordine di cose, tutto ciò ha carattere secondario e formale. Il Lambruschini ne è consapevole anche se, per temperamento, tende a sopravvalutare le questioni di forma. È facile, però, comprendere che la procedura del riconoscimento ha, per lui, un aspetto privato e personale per quanto riguarda i rapporti del suo ufficio con quelli del governo che rappresenta: gli sembra, soprattutto, che il comportamento del Segretario di Stato sia stato poco chiaro nei suoi riguardi; e questo tende ad attribuire non a negligenza o a leggerezza ma a calcolo, temendo, per lo meno in un primo momento, gli si sia volato far compiere un passo falso per screditarlo e comprometterlo.
Comunque, al di fuori del disappunto e del puntiglio dei quali talvolta resta traccia nei rapporti inviati a Roma, si deve riconoscere che il Nunzio, sacrificando il suo orgoglio, si è comportato egregiamente in questo delicato, non facile momento.
*) La lettera è pubblicata dal MARTIN, p. eh., p. 24.
a) L. LAMBRUSCHINI, op. <.* p. 234.
*) ìbidem, p. 235.
*) A.5.Y. Rubrica 248, 1830 - Dispaccio 630 del 13 ottobre 1830.