Rassegna storica del Risorgimento

LAMBRUSCHINI LUIGI
anno <1953>   pagina <176>
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Enzo Piscitela
avvenuto a Parigi; il nuovo regime francese ha per lui un vizio d'origine: quello di esser frutto di una rivoluzione. E anche in seguito non potrà abban­donare questo convincimento: quando occuperà l'altissima carica di Segre­tario di Stato di Gregorio XVI, anche se dovrà accettare certi stati di fatto (e necessariamente attutire, in qualche caso, la sua intransigenza politica), resterà nel suo intimo diffidente verso la Francia, nazione della quale la mobilità eguaglia la leggerezza che ne forma il carattere. *'
5. Dopo quanto si è detto nel corso del presente studio sembra ne­cessario esprimere da ultimo un giudizio complessivo.
il Vidal ritiene il Lami)raschini poco atto alla politica di rallienient, voluta da Pio Vili e da Gregorio XVI, e gli rimprovera le tergiversazioni avute nel presentar le credenziali a Luigi Filippo. 2' Il Martin, d'altra parte, conclude: ou pourrait lui faire un grief snrtout... d'avoir en partie rendu vaines les dispositions bienveillantes des souverains Pontifes eux-mème à l'égard de la Monarchie de Juillet, d'avoir en quelque sorte fait écran entre le pouvoir qui l'accréditait et cerni auprès duquel il était accrédité, d'avoir faute aussi d'un détachement plus résolu du passe et d'une confiance plus sereine dans l'avenir compromis lui-mème Pisane de sa missioni mais il serait ingiuste, nous sembletil, de pousser trop loin cette inculpation.... Quoiqu'il en soit l'entière cordialité de xelations entre le nonce et le gouver-nement si nécessaire au bon succès de la mission diplomatique et au bien de l'Eglise, n'avait pas réussi nn peu par la faute du Nonce lui-mème, beaucoup par celle du gouverncment et de circonstances à s'établir...3' In confronto a quello formulato dal Vidal il giudizio del Martin vuol mo­strare maggior comprensione. E si può esser d'accordo con lui nel ritenere che molto spesso l'esito di una missione diplomatica dipende assai più dalle circostanze storiche in cui si svolge che non dalle capacità dell'agente. Ora, non si può negare che quelle circostanze furono in realtà sfavorevoli; osservando, però, che il Lambruschini avrebbe potuto in parte mutarle, col tenere, fin da principio, atteggiamento diverso, si torna a parlare, in defini­tiva, delle sue concezioni e delle sue qualità.
Alle sue concezioni, non diverse da quelle di ogni legittimista ad oltranza della prima metà del secolo XIX come, ad esempio, il principe di Canosa, 4) abbiamo già accennato ed è inutile insistervi.
Quanto alle sue qualità personali egli fu, senza dubbio, fornito di in­gegno, di dottrina, di zelo e di fedeltà a tutta prova alla causa del Papato e della Chiesa. Furono, anzi, in certo senso, il suo zelo e la sua fedeltà a porre
t) L. LAVIuituSCHINI, op. etti, p. 3W. La Giampaolo, nel suo stadio più volte citato (p. 81 sgg.), afferma che al LambruSellut quando fu Segretario di Stato, non dispia­ceva... avere per il bene della S. Sede, relazioni amichevoli anche col Re la cui monarchia ai basava sa di un principio che egli non riconosceva. La Giampaolo ammette che 1 occu­pare un'altissima carica (insieme con i notevoli mutamenti delia situazione francese) costrin­gesse il Lambruschini ad attutire, nella quotidiana pratica politica, la sua intransigenza, ma riconosce che egli, nel no intimo, per questioni di principio, non ai piegò mai.
2) G. VIBAL, op. ÌI toc. eli., p. 500,
3) J, P. MABTIN, op. ci/., pp. 71-72.
*J Il Lambruschini si era sempre sentito affine al Canosa... , W. MATURI, op. e*fc, p. 384.