Rassegna storica del Risorgimento
LAMBRUSCHINI LUIGI
anno
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1953
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// cardinal Lambnischini< ecc.
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Alfine di agire con saviezza e senza mistero che amia potuto determinare de* sospetti malfondati si, ma sempre dolorosi e non facili a dileguarsi, il giorno dopo Varrivo del suddetto piego feci una visita al Sig. Conte di Mole. Egli mi mostrò il Breve indirizzato dal Santo Padre a S. M., col quale ricambiò la lettera a Lui dalla medesima inviata, soggiungendomi che il Re non avea creduto d'aprirlo nella supposizione che fossero le credenziali trasmessemi, che io stesso avrei dovuto presentare. Dopo aver esaminato esteriormente il Breve, io risposi subito che il medesimo non avea alcun rapporto alle credenziali trasmessemi e che per conseguenza S. M. poteva riceverlo come la risposta di Nostro Signore alla di Lei lettera, poiché secondo la regola era stato consegnato al latore della medesima.
Il Sig. Conte mi disse poi che il Sig. Ambasciatore di Napoli avrebbe presentato Vindomani le sue Lettere credenziali e che in ora differente avrei potuto ancor io essere ricevuto. Io feci osservare al Sig. Ministro, che secondo le regole ed il sistema costante della S. Sede, avrei dovuto attendere a presentare le mie credenziali dopo che i Rappresentanti dell'Austria e di qualche altra Corte Cattolica avrebbero presentate le loro.
Mi accorsi subito che i sospetti gravavano su di me come se avessi voluto di mio proprio movimento mettere del ritardo all'esecuzione degli ordini ricevuti. Per far cessare questo falso sospetto, io mi vidi allora in necessità di far uso delle facoltà datemi dal di Lei foglio del 25 settembre ultimo e di comunicare al Signor Conte di Mole il contenuto del dispaccio ostensibile di V. E. del 27 settembre, col quale mi accompagnò le credenziali pel nuovo Governo. Quindi pregai il Ministro a mettersi nella mia posizione, e a vedere se non fossi esatto osservatore delle istruzioni a me inviate. Allora il Sig. Conte mi disse che questo ritardo saria stato rovinoso per gli interessi della Religione, giustificando questa sua osservazione col farmi osservare; 1 ) che le prevenzioni a questo riguardo erano già troppo forti; 2) che malgrado le sue decise disposizioni e quelle del Governo di conservare alla S. Sede i rapporti più amicali, non era però in suo potere di creare Vopinione; 3) che questa sarebbe divenuta violenta ove venisse ad avere disgraziatamente qualche pretesto di poca buona disposizione dal canto nostro verso la Francia; 4) che ove il pubblico già informato dell''arrivo delle mie credenziali vedesse che io ritardavo a presentarle finché non avesse fatta questa funzione il Sig. Ambasciatore dì Austria, sarebbe sempre più persuaso che noi siamo sotto la dipendenza di quella Potenza e che questa persuasione aumenterebbe la diffidenza al punto di rendere sospetti i rapporti religiosi della Francia con Roma; 5) finalmente concluse, che nel solo interesse della Religione, atta quale mi dichiarò essere egli propensi si ssimo, mi consigliava di evitare un pernicioso ritardo e di presentare le mie credenziali. Il Sig. Ministro mi partecipò inoltre che l'Austria aveva riconosciuto il nuovo Re di Francia e che avea altresì fatto comunicare officialmente dal Sig. Conte Apponyi, che il solo motivo per cui S. M. J. R- A. non avea contemporaneamente alle lettere di riconoscimento inviato le nuove credenziali all'attuai suo Rappresentante in Parigi, si era perchè amava di conoscer prima se il Re dey Francesi avrebbe spedito a Vienna un ambasciatore o un semplice Ministro per agire essa pure in conseguenza. La risposta mia, prosegui a dirmi il Ministro, fu che l'intenzione del Governo era certamente d'inviare un ambasciatore a Vienna, ed a questa mia risposta tenne dietro per parte dell'Ambasciatore la dichiarazione che dunque le nuove lettere credenziali sarebbero state spedite da Vienna, appena quel Governo Vanesse conosciuta.