Rassegna storica del Risorgimento

LAMBRUSCHINI LUIGI
anno <1953>   pagina <180>
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Enzo Piaciutili
Tutto questo è vero, com'è vero altresì che tra pochissimi giorni il Sig. Am­basciatore di Russia aspetta le sue credenziali da Pietroburgo. Egli lo dice pubblicamente.
Non i starò a darle conto di tutte le repliche che ho fatto alle osservazioni del Sig. Ministro. Per brevità mi limito solo a dire che feci soprattutto osservare quanto malfondata fosse l'opinione* che il ritardo che io desideravo di mettere alla presentazione delle nuove lettere credenziali provenisse da legami di dipen­denza verso altra corte: dissi che anzi la S. Sede fece mostra in ogni tempo della sua indipendenza, che la Francia stessa ne uvea ricevuto frequenti prove; e che se in questo si desiderava di essere preceduti nel fatto della presentazione delle credenziali dall'esempio di una Gran Corte Cattolica, si era unicamente per non allontanarsi dalle regole di prudenza, che in circostanze simili la S. Sede avea certamente osservato. Io conclusi col pregare il Ministro di rifletter bene sulle osservazioni che io avea avuto l'onore di rassegnargli; e mostrai di sperare che avrebbe trovate ragionevoli e tali in conseguenza di allontanare qual voglia raffreddamento nei reciproci rapporti, che col fatto della pronta ricognizione venivano ad essere tra la S. Sede e la Francia conservati e garantiti. La conver­sazione finì cosi e ci licenziammo con buona armonia.
Sabato mattina mi viddi comparire una lettera tutta scritta di pugno e confidenziale del Sig. Conte di Mole, della quale annetto qui una copia.*) Io mi vidi subito posto il peso della terribile alternativa o di rovinare gli interessi della S. Sede e della Religione col far divenire nulla e sospetta ogni nostra in-fluenza religiosa, ovvero d'interpretare un po' largamente le istruzioni di V. E.; onde non far aver luogo alle rovinose conseguenze che risulterebbero da una dif­ferente condotta.
Prima di prendere il mio partito andai a vedere il Sig. Ambasciatore di Austria, e un altro Ambasciatore assai savio e religioso, nò all'uno, né all'altro comunicai le istruzioni, ma solo dissi loro, che mi si era scritto di non affrettarmi, col desiderio che secondo il nostro sistema fossimo preceduti dall'esempio di qualche grande Potenza Cattolica, come sarebbe l'Austria; soggiunsi che, come sapevano, disgraziatamente il Pubblico conosceva l'arrivo delle mie Credenziali e che appunto per questa dolorosa circostanza, che mi metteva in una difficile e pericolosa situazione, io amava rinforzarmi del loro parere. Il Sig. Conte Apponyi mi rispose, che egli attendeva a momenti le sue credenziali, e che il loro parere era che io presentassi subito le mie anche per non aumentare i sospetti e le prevenzioni contro l'Austria. Il Sig. Conte Apponyi mi fece inoltre travedere che forse l'Austria vorrà tener qui non più un Ambasciatore ma solo un Ministro e che in questo caso Egli non verrebbe accreditato.
L'altro Ambasciatore mi disse francamente che se il mio Governo mi avesse spedito le nuove Credenziali per via segreta, cosicché l'arrivo non fosse cono­sciuto né dal Governo, né dal Pubblico, sarebbe giusta l'opinione di differire; ma che avendo fatto tutto il contrario, io dovea prender sopra di me di presen­tarle subito, onde risparmiare al mio Governo tutte le amare conseguenze che ora ne verrebbero dal ritardo.
In forza di questi gravi e profondi riflessi, e dopo aver ben meditato, ed es­sermi ben raccomandato a Dio, vista la circostanza che V. E. non potea provo-
*) È la lettera pubblicata dal .Martin, opt eh., p, 24.