Rassegna storica del Risorgimento
1859-1860 ; VENETO ; VILLAFRANCA
anno
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1953
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pagina
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183
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IL PROBLEMA VENETO DOPO VILLAFRANCA
(1859-60)
(Continuazióne e fine: ved. fase. J, 1953)
Non meno del Palmerston era accomodante anche il Cobden, il massimo oracolo del liberalismo politico ed economico del tempo, col quale a Parigi discuteva il Pincherle lì nello stesso tempo che FÀvesani a Londra col Palmerston.
Anche il Cobden era intimamente convinto che il mezzo migliore per risolvere il problema italiano, nelPinteresse di tutta rEuropa, fosse U riscatto per danaro, che rappresentava, a suo avviso, un buon affare politicofinanziario anche per l'Austria.
Ma chi avrebbe potuto prenderne l'iniziativa? L'Austria no, per comprensibile dignità politica dopo l'esito del congresso di Zurigo; nemmeno il Piemonte, perchè non sarebbe creduto e tanto meno apprezzato. Occorreva una voce autorevole, quale quella del governo inglese, che aveva tanti titoli per
intervenire, anche quello di esser miseramente fallito dieci anni prima sopra
lo stesso tema, per quanto avesse fatto uso dei più convincenti argomenti.
Per evitare un nuovo insuccesso il Pincherle faceva riflettere che le parole erano insufficienti, se non fossero state appoggiate da atti coercitivi, dal linguaggio del cannone. Ma il Cobden da buon pacifico inglese non credeva all'efficacia di iniziative, che ripugnavano alla mentalità di un sottile diplomatico, quale egli presumeva di essere.
Una minaccia ufficiale, che comunque impegnasse il governo in atteggiamenti vigorosi, non era concepibile: il governo inglese non poteva accettare aprioristicamente una politica di avventure, ciò che poteva esser lecito asserire a persona non qualificata, cui fosse conferito un mandato ufficioso.
Con una certa disinvoltura, alquanto esibizionista, in verità, il Cobden faceva credere che la persona adatta per conseguire immancabile effetto fosse la sua. S'egli avesse potuto andare a Vienna, con la sua astuzia e la sua arte, egli presumeva di condurre a termine questa trattativa nel modo il più felice per tutti, in tempo più breve e con minor fatica di quanto gli era costato il negoziato commerciale anglo-francese.
Ma egli non poteva andare a Vienna perchè malato, e, invece che
per Vienna, prendeva il cammino per Cannes, onde riposarsi .
In questi facili conversari si insinuavano molte, troppe fantasie, se il Cobden credeva di far affidamento sopra il consenso del principe di Mettermeli, che si risapeva quale influenza spiegasse per indurre il governo di Vienna alla resistenza.
E d'altronde, da buon inglese, il Cobden non era entusiasta dell' unità italiana , tanto meno se realizzata sotto lo scettro di casa Savoia. Pieci
t) Lettor* di Pincherle a Patene apa 30 gennaio - Appendice, n. 6. La lettera fu già pubblicata con lievi omissioni dal Bonghi (La vita eoe, cit., p. 771 segg.): per la sua importanza credo utile ripubblicarla sulla scorta dell'originate esistente fru le carte Paleocapa.