Rassegna storica del Risorgimento

1859-1860 ; VENETO ; VILLAFRANCA
anno <1953>   pagina <186>
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Roberto Cessi
Quella non era legata, quanto questa, agli accordi di Zurigo, cui non aveva partecipato, e perciò ai calcolava che pia liberamente potesse interve­nire a favore della causa veneziana. Se però le simpatie di Palmerston pote­vano impressionare favorevolmente, il linguaggio di Lord Russell era assai sconcertante: ed era certo che dall'atteggiamento riservato del governo inglese non si potevano trarre lieti auspici, sebbene il Pincherle si sfor­zasse ad interpretarlo in senso assai benevolo, nella presunta certezza, che, avvenuta l'annessione dell'Italia centrale al Piemonte, l'occasione dello sfasciamento dell'impero austriaco e dell'abbandono della Venezia era que­stione di tempo.
Ad ogni osservatore anche meno addottrinato della vita politica non po­teva sfuggire, che ogni strappo, diretto o indiretto, all'influenza austriaca in Italia, era un avanzamento all'unificazione della penisola.
Era questa previsione umana, inevitabile, ma a qual scadenza realizza­bile ?
L'Austria aveva respinto ogni proposta di riscatto a Zurigo; e ostina­tamente respingeva ogni altra proposta analoga, che l'imperatore francese rinnovasse. Retta da un governo ultraconservatore, dominato dai gesuiti, non vi era speranza, che mutasse la linea di condotta, anche se questa la portavate diritto alla sua rovina . Chi si illudeva del contrario, come il Pin­cherle, *) o era ingenuo, o fantasticava, nel troppo facile convincimento che si potesse risolvere un delicato problema politico, che coinvolgeva l'equilibrio internazionale, sul piano finanziario. E la fantasia dei bravi patrioti, ansiosi di anticipare i tempi quasi a conforto della dolente attesa, correva con eccessiva velocità nel prevedere che instancabile propaganda avrebbe infranto le ca­parbie resistenze austriache e la cooperazione del Cobden avrebbe spianato la via a una risoluzione felice, soprattutto, se il Gobdcn, accostatosi al Pal­merston, fosse diventato suo collaboratore e ispiratore nel ministero !
Come in passato, così ora si continuava a far eccessiva fidanza sopra la validità politica del Cobden, al quale i problemi e le situazioni, che s'avvi­cendavano nella vita, erano magnifica arena dialettica della passione politica, che lo stimolava, piuttosto che obbiettivo di un programma da realizzare.
Per il Cobden il problema veneto rientrava nel sistema della sua dialettica politica, e le inchieste, nelle quali fissava la sua curiosità, si rivestivano di mo­tivi informativi piuttosto che di strumenti di azione. Il Pincherle, come il Pasini e il Paleocapa, aveva sopravalutato il significato delle conversazioni cobdeniane, e nelle sue richieste informative, alquanto disordinate, intrav-vedevano l'indizio di un interessamento, produttivo in concreto di effetti sperati più che realizzabili.
La verità, che forse gli stessi autori del programma di riscatto male osa­vano confessare, era un'altra. À parte la difficoltà di risolvere il problema fi­nanziario, che il concetto del riscatto avrebbe imposto, tutti, Pasini, Pin­cherle, Paleocapa, concordavano nel riconoscere l'impossibilità da parte del Veneto isolato di sostenere un onere di 500 milioni, e quindi la necessità di adottare o prima o poi, nolenti o volenti, per interesse o per sentimento di giustizia, la soluzione annessionista. Ma in questa inevitabile e logica previ-
i) Pincherle a Paleocapa, 30 gennaio, Appendice, n. 6.