Rassegna storica del Risorgimento

1859-1860 ; VENETO ; VILLAFRANCA
anno <1953>   pagina <187>
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// problema veneto dopo Villa/ranca (1859-60) 187
sione era altrettanto indubbio che a rimuovere l'Austria dalla sua tenace posi­zione di diniego non vi sarebbe stato altro mezzo valido che la guerra. Del resto era opinione di molti che nello stato attuale di precarietà dell'equilibrio internazionale una guerra a scadenza più o meno breve non si poteva scon-giurare, ed era desiderata dagli stessi amici della pace , o sfinito, piuttosto che fra qualche anno. Il comportamento dell'Austria, la quale non solo era dominata dalla preoccupazione di conservare quanto aveva salvato dal nau­fragio recente, ma anche era stimolata dalla cupidigia di servirsi del possesso del Veneto per recuperare i territori perduti e per restaurare i principi caduti , rivelava abbastanza visibilmente gli obbiettivi mai dimessi. La guerra diventava sotto questo profilo una necessità. '*
Come altrimenti prevenirla, quando il mantenimento dello status quo costituiva, oltre che un sacrificio per gli oppressi, un pericolo per tutti ?
Il riscatto per danaro: esso urtava da un lato contro gli ostinati rifiuti austrìaci, e dall'altro contro l'incapacità fisica da parte del Veneto, solo, a sostenere un aggravio troppo pesante, fosse pure di 500 milioni.
La soluzione dell'annessione, invocata per superare le difficoltà della se­conda alternativa, suffragata, ad avviso dei patrioti italiani, da un interesse generale nell'aspetto politico, e da principi di equità e giustizia distributiva dal punto di vista finanziario, sollevava serie obbiezioni nell'ordine interna­zionale, di guisa che doveva esser prospettata con molta cautela, come riba­diva nuovamente il Pincherle comunicando il suo pensiero al Paleocapa, 2' e, se mai, attuata solo per gradi. Prima l'indipendenza per tramite del riscatto, poi, se possibile, l'annessione al resto dell'Italia superiore, per non dar corpo inizialmente alle prevenzioni delle potenze europee contrarie all'ingrandi­mento del regno sardo e sostanzialmente all'unificazione italiana non limitata a platoniche proteste.
In questa ipotesi sarebbe stato possibile far appello al concorso delle altre Provincie annesse nella copertura del prezzo di riscatto del Veneto ? Per quanto si sostenesse che esse avessero un interesse diretto ed immediato al respinge­re l'Austria fuori d'Italia e a dare una sistemazionenazionale alla penisola col consolidamento della indipendenza veneziana, alla quale l'indipendenza d'altri è strettamente legata , e perciò perequila e per interesse fossero tenute a partecipare agli oneri, difficilmente sarebbero state convinte a sopportare sacrifici, non compensati immediatamente da visibile contropartita.
La questione di Nizza e della Savoia ? Problema assai delicato, troppo de­licato per poter far su di esso leva al fine di barattare il riscatto della Venezia con. la cessione delle due provincie occidentali. Il Pincherle, ') e non il Pin­cherle soltanto, credeva che Napoleone e l'opinione pubblica francese si la­sciassero commuovere dall'esigenza piemontese di non poter privarsi della frontiera verso la Francia, se contemporaneamente non acquista una frontiera di facile e solida difesa verso l'Austria . Ma le sue speranze erano fallaci: né governo, né opinione pubblica erano troppo preoccupate delle necessità strategiche del Piemonte, per sacrificare a esse l'interesse della Francia e su­bordinare il pattuito compenso delle due provincie occidentali alla problema-
1) Paleocapa a Pasini, 29 dicembre, Appendice, n. 4.
2) Pincherle a Puleocupa, 12 febbraio 1860, Appendice, n. 7.
3) Pincaerle a Paleocapa, 12 febbraio 1860, Appendice, n. 7.