Rassegna storica del Risorgimento
1859-1860 ; VENETO ; VILLAFRANCA
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1953
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Roberto Cessi
tica liberazione della Venezia, cui Napoleone aveva rinunciato e a Villafranca e a Zurigo, né aveva intenzione di risuscitare in un congresso europeo. I libelli, ispirati dal governo imperiale, posti in circolazione, chiarivano abbastanza eloquentemente i propositi napoleonici e a questi rispondeva all'unisono la propaganda di giornali qualificati, non senza sollevar scandalo nell'animo dei patrioti fiduciosi.
V'era certamente di che restar scoraggiati, se tutti i buoni argomenti politici e militari non valessero a richiamare i protettori d'oltralpe a più ponderata considerazione anche del proprio interesse, compromesso da ima eventuale nuova occupazione austriaca della Lombardia.
Quando pertanto fallivano le speranze riposte sul benevolo concorso delle grandi potenze europee, la fiducia si riaccendeva intorno alla persona di Cavour, nuovamente chiamato a dirigere la politica del suo paese.
Al suo consiglio faceva appello il Pasini; *) a lui pensava il Pincherle; 2) a Ini si ispiravano i membri del Comitato di emigrazione, preparandosi dopo lunga tergiversazione a riprendere l'azione diplomatica, rimasta sospesa, e presentando la memoria illustrativa delle condizioni del Veneto redatta dal Meneghini; 8) con lui era in stretto rapporto il Paleocapa, che si può dire fosse fedele interprete del suo pensiero.
Accettando dagli emigrati, guidati dal Cavalletto, la memoria veneziana, il 13 febbraio, Cavour pregava i presentatori di soprassedere nell'invio della deputazione a Parigi per non danneggiare la condotta delle pratiche diplomatiche, che si stanno tentando per ridurre a capitolazione *) l'Austria nella questione dell'Italia centrale .
H Paleocapa, rendendosi interprete del pensiero di Cavour, doveva disilludere il suo corrispondente parigino sulla possibilità di dar attuazione al progetto di riscatto per danaro, cui l'Austria mai avrebbe aderito non solo per considerazioni politiche, ma anche per elementari constatazioni di fatto, dopo accertata la preventiva indiscutibile insolvenza delle provincie venete, e nella possibilità di raggiungere il medesimo fine per mezzo dell'unione al Piemonte. s)
Nelle condizioni attuali delle cose era impolitico, anzi assurdo, sollevare il problema della cessione del Veneto e della sua unione al Piemonte, quando ancora era fortemente dibattuta e contestata la questione dell'Italia centrale. Alle istanze dei patrioti Cavour rispondeva (e del suo fermo proposito il
1) Pasini a Paleocapa, gennaio 1860 (BONGHI, La vita., cit., p. 766).
2) Pincherle a Paleocapa, 12 febbraio 1860, Appendice, n. 7.
3.) t,a relazione informativa presentata il 13 febbraio fit dapprima redatta anonima senza i documenti, coi nomi dei componenti il Comitato di emigrazione, in nome del quale era stata sottoposta a Cavour, e poco dopo, come annunciava il Cavalletto (BÀBBJERA, op. cit., p. 488 seg.) fu pubblicata a cura del Comitato politico centralo veneto in data 29 febbraio, con la firma del Meneghini, che fu il compilatore, dalla Unione tip. editrice (Torino, 1860), corredata da copiosa documentazione, e dedicata ai governi e alla diplomazia d'Europa. Le due edizioni (male individuate dal Barbiere, op. cit., p. 482) corrispondono a due momenti (Iella polemica, l'una diplomatica con hi presentazione fatta collegialmente tramite il Cavalletto al Cavour (come il Cavalletto scriveva al Guisliiiiani, BAKIIIKIIA, op. cit., p. 488), l'altra di propaganda con il titolo V'Austria nella Vanesia dopo la pace di Villafranca (Torino, stamp. Unione tip. editr. 1860).
*) BARBIERA, op. cit., p. 488.
5) Paleocapa a Pincherle 22 febbraio. 1860, Appendice n. 8.