Rassegna storica del Risorgimento

1859-1860 ; VENETO ; VILLAFRANCA
anno <1953>   pagina <190>
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Roberto Cessi
Con maggior fardello dei suoi predecessori sulle spalle, come Napoleone avrebbe potato smentire la propria firma, esigendo una cessione, cui aveva solennemente rinunciato?
Né l/imperatore francese avrebbe avanzato una proposta in questo senso, né l'Austria l'avrebbe accolta, se non vinta sul campo di battaglia.
Ma chi si sarebbe assunta la responsabilità di scatenare una nuova crisi bellica?
La Francia ? no certo, dopo averla troncata così inopportunamente .
L'Inghilterra ? di fronte ai pericoli di una guerra generale, prossima o remota, il governo inglese, che avrebbe tollerato con certo interesse una guerra localizzata (austrofrancosarda), avrebbe opposto un reciso diniego, e ora e in futuro. E nella migliore delle ipotesi, costretta a un intervento, era facile prevedere la sua posizione in prossimità a quelle potenze, da cui abbia meno a temere di un assetto politico finale, che leda meno i suoi interessi e le sue rivalità . Fuori delle perifrasi il suo posto, in caso di conflagrazione generale, sarebbe stato a fianco dell'Austria piuttosto che dei suoi avversari, perchè tutti temevano la Francia e i principi della politica imperiale.
Questo era il pensiero del Paleocapa, che era pienamente condiviso da Cavour, il quale cautamente negoziava nell'orbita diplomatica per non pregiudicare la soluzione di problemi, che parevano maturi (l'annessione del­l'Italia centrale), e non complicare altri avviati tacitamente a maturazione (il problema meridionale), con l'interpolazione di quello veneto, certamente assai più complesso e più difficile degli altri.
Accantonandolo, o meglio procrastinandone la discussione, Cavour non intendeva disinteressarsene: egli dava piena assicurazione di aver a cuore la sorte della Venezia e di e non disperare punto di essa .
Le tristissime condizioni della vita civile delle provincie venete esaspe­rate dalla tirannia e dalle sistematiche persecuzioni del governo austriaco, quali erano a lui illustrate e documentate dagli emigrati veneti, 2) non pote­vano lasciarlo insensibile, anche perchè costretto a dover fronteggiarne le conseguenze.
H terrore in quelle provincie , concludeva il Paleocapa dopo aver trac­ciato un quadro pietoso e sanguinante del trattamento inflitto ai suoi compa­trioti, 8) è arrivato al colmo . La parte migliore della società veneziana e la più operosa era colpita o dall'arresto o dall'esilio.4) Assai copiosi gli arresti e le relegazioni indisciiminate di polizia; più numerosa l'emigrazione, calcolata, non senza forse qualche esagerazione, tra le 50 e 80 mila unità. Non meno grave era il depauperamento, che tale esodo rifletteva sopra la vita interna per il dissesto economico creato nelle famiglie già gravate dal­l'esoso inasprimento fiscale, per l'inazione diffusa nella produzione e nei com­merci in assenza di adeguato impiego, che s'accoppiava ai sinistri naturali di
!) BARBI KKA, op. eh., p. 488.
*) V Austria rulla Venezia, cit, p. 17 eegg.; CAVALLETTO, La questione politica, cit.,
p. 8 geg.
3.) Paleocapa a Pincherle, 22 febbraio 1860. Appena*, n. 9.
4) Si veda la dettagliata documentazione della repressione poliziesca sottoposta all'esame della diplomazia e dei governi europei nella memoria L'Austria nella Venezia, cit., p. 20 segg., 56 segg.