Rassegna storica del Risorgimento
1859-1860 ; VENETO ; VILLAFRANCA
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1953
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191
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Il problema veneto dopo Villa/ranca (1859-60) 191
epidemie rurali, al punto di disperar di vederlo (il Veneto) risorgere se non dopo lunga serie d'anni .
Sperare che l'Austria, ansiosa con caparbietà di recuperare il rango nell'influenza europea, si commovesse o si preoccupasse di questo stato miserando, era illusione. La sostituzione di Toggenbourg al Bissingen nel governatorato generale del Veneto non era di buon auspicio, anzi manifesto indice di voler inasprire i rigori nel governo delle provincie italiane, quasi come conveniente preparazione per ritornare alla riscossa, ove si presentasse 1 occasione favorevole di torbidi in Italia e in Francia, che giustificassero il proprio intervento o paralizzassero quello napoleonico nei problemi italiani.
Le sofferenze attuali, più che i ricordi storici, egregiamente rievocati in quei giorni con devozione e amore dalla Planat de la Fave, avrebbero dovuto valere a commuovere anche gli animi più scettici della scettica diplomazia internazionale.
Ma che poteva valere l'appello alla generosità e alla clemenza, quando neppur l'interesse (e l'Austria, oltre la difficoltà di bilancio, doveva anche superare gravi ostacoli per accendere un nuovo prestito, che forse neppure V abilità del conte di Toggenbourg era capace di vincere) induceva a miti consigli e a condotta meno dura e intemperante?
Era assai semplice e comodo asserire, come facevano con serena flemma gli inglesi amici d'Italia, dal Cobden al Bowring, che l'impero austriaco era destinato a sfasciarsi, e che la libertà di Venezia non è più che una questione di tempo . *) Ma le genti oppresse dai tormenti della miseria e della violenza non potevano attendere, macerando in penoso avvilimento. I grandi uomini, che ostentavano tanto altruismo e disinteresse, coprivano il loro manifesto esibizionismo con fatua professione di amicizia per l'Italia, nutrita più di parole e di vane promesse che di solidi convincimenti e di ferma volontà di operare e di agire.
E del resto anche gli esuli, che, inascoltati dalla diplomazia ufficiale, si aggrappavano alla diplomazia marginale di uomini autorevoli, dando credito ad influenze e capacità forse inesistenti (il Cobden, secondato da Bowring avrebbe potuto compiere miracoli a Vienna; ma se ne stava tranquillamente a... Cannes), alla fine, quasi inconsapevolmente, dovevano riconoscere l'inanità della propria fiducia, dei loro suggerimenti, e delle accademiche discussioni di riscatti pecuniari e di transazioni finanziarie.
H Pincherle,2) dopo aver preso atto e aderito alle osservazioni e ai calcoli del Pasini e del Paleocapa, in presenza dell'irremovibile rifiuto dell'Austria di accedere a qualunque compromesso e della palese ritrosia delle grandi potenze di opporsi comunque alla evidente offensiva reazionaria austriaca, era costretto a constatare che una qualunque pace sarebbe risultata inefficace, finché l'Austria non avesse rinunziato alla Venezia , né altrimenti abili concerti diplomatici avrebbero raggiunto lo scopo. Agli amici della pace, egli riepilogava, dopo un'analisi acuta della situazione, che non potrebbero meglio servire alla loro idea, che desiderando una pronta guerra, che sola potrebbe assicurare poi una pace di molti anni .
1) Piuchcrlo a Paleocapa, 12 febbraio 1860. Appeod. n. 7.
2) Pincherle ad Avcani, 16 febbraio, Appendice, n 8.