Rassegna storica del Risorgimento
1859-1860 ; VENETO ; VILLAFRANCA
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1953
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193
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Il problema veneto dopo Villafranca (1859-60) 193
sostanzialmente precisavano in tono polemico fatti ed eventi a tutti noti, specchio di un regime tirannico ed oppressivo, sia politicamente, sia amministrativamente, sia anche moralmente, tali da infamare un qualunque governo, ma non da produrre il motivo diplomatico, che giustificasse l'intervento di terzi.
Tutte queste eran cose compassionevoli, come sagacemente osservava il Paleocapa *) entrando buon terzo nella polemica, e che eccitano gli animi generosi contro chi fu cagione della rovina di una sì bella e gloriosa parte d'Italia , ma poco giovavano le ragioni e i diritti storici, le teoriche di eruditi, perchè nell'uomo di stato al sentimento e alla ragione prevalevano l'interesse e la dottrina dei fatti compiuti, ch'era il eredo della diplomazia d'ogni tempo, e specialmente del momento, in cui l'Italia viveva.
La constatazione di una realtà dolorosa di sofferenze e miseria della popolazione, di prepotenze soldatesche, di persecuzioni poliziesche, di estenuazione di industrie e commerci, di vessazioni d'ogni genere, poteva rivoltare gli animi di ogni onesta e caritatevole persona, e quindi anche quelli degli uomini di stato, che sono altrove che in Austria al potere. Ma quando si rifletteva che al comandamento di coscienza sovrastavano i doveri, che loro impongono gli interessi del paese, che sono chiamati a governare, non era speranza di trovar ascolto con tali appelli. La politica sentimentale , ammoniva crudamente il Paleocapa, è in generale una cattiva politica . La morale pubblica non poteva obbedire ai precetti della morale privata; ogni senso di generosità e di magnanimità nell'uomo di stato doveva tacere davanti alle esigenze supreme dei destini delle nazioni, le quali sono e debbono essere essenzialmente egoiste, e, se cessano di esserlo per giovare ad altre, ciò avviene solo quando giovano insieme a se stesse .
Ma di fronte a questa inesorabile e realistica premessa, nel rispondere al quesito, se esistesse un interesse dell'Europa a risolvere il problema veneto con l'estromissione dell'Austria, anche il Paleocapa ricadeva nell'incorreggibile contraddizione di troppi suoi contemporanei, che pretendevano compiere una rivoluzione escludendo mezzi ed effetti rivoluzionari.
Viveva in lui, come in quasi tutti i suoi correligionari, non meno forte delle aspirazioni nazionali, la preoccupazione dell'intangibilità dell'ordine sociale. 2) Tutti gli stati, dall'Inghilterra, alla Francia, alla Prussia, alla Russia, alla Confederazione germanica, alla stessa Austria, sentivano la necessità, ciascuna ai propri fini, di evitare una guerra, di mantenere la pace e di consolidarla.
Ma quale pace, se non quella dello status quo, che preservasse dal temuto sovvertimento, che suscitava tanto orgasmo anche nei liberali, amanti
1) Memoria sul modo di salvar* la Venosta, ecc, pubblicata qui in appendice, n. 10. Di questa memoria si trovano fra le carte Paleocapa due esemplari autografi, uno in redazione definitiva, l'altro soggetto a notevoli corrasioni, non tutte prive di importanza.
2} Sopra la presunta assenza di contenuto sociale cfr. DE RuGGiEno, Storia del liberalismo S
cit., p. 336 segg* Non si può convenire con luì, quando afferma che gli eventi del 1848 (egli perla impropriamente di rivoluzione del 1848) confermano il carattere strettamente polìtico e nazionale della democrazia italiana, negando ogni contenuto sociale Vero è ohe egli deve ammettere che esse assunse una posizione di conservazione, implicitamente riconoscendo quale fosse la funzione sociale del movimento democratico e liberale in confronto degli sforzi rivoluzionari delle correnti popolari.