Rassegna storica del Risorgimento

1859-1860 ; VENETO ; VILLAFRANCA
anno <1953>   pagina <194>
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Roberto Cessi
delF ordine , e cioè deli-attuale assetto sociale ? Anche per essi era indi­scutibile (e forse preoccupava più che il sogno dell'indipendenza e della libertà) il bisogno di porre un argine a quello spirito di sovvertimento, che minaccia la società ne' suoi fondamenti, propagando i principi demagogici e comunisti .
Per salvare l'Europa da presunta rovinosa anarchia , per comprimere qualunque avviamento a riforme sociali, che il liberalismo ottocentesco ripudiava, si faceva appello al principio di nazionalità come guarentigia non di rinnovamento, ma di conservazione.
Abbinando sotto questo profilo guerra e rivoluzione, e interpretando re­strittivamente i due concetti nei loro mezzi e nei loro fini, anche i patrioti non si rendevano conto che con siffatta impostazione contribuivano a fortificare la tesi austriaca, anziché indebolirla, e sul piano politico e sopra quello diplo­matico. 2)
Vero è che sotto l'incubo della preoccupazione comunista i liberali ottocenteschi, riducendo le proprie rivendicazioni a un semplice fatto poli­tico , che potesse esser regolato con aggiustamenti territoriali in sede diplo­matica, svuotavano di ogni contenuto la loro dottrina e la riportavano sul piano, non meno insidioso, delle prospettive del settecento nell'ambito di una concezione dinastica, rafforzata, piuttosto che corretta, da una giustifi­cazione costituzionale.
Il Paleocapa, interprete di questo orientamento politico, appellandosi a quei diritti storici, cui pregiudizialmente aveva negato validità, alla rivendi­cazione del diritto di nazionalità, fino a concepire la speranza di ricosti­tuire una nazione compatta e autonoma, così forte per istituzioni politiche ed amministrative da difendersi da per se stessa , postulava, consapevol­mente o no, due fini principali, la difesa dell'interesse sabaudo, fosse limitato all'alta Italia o esteso a tutte le altre parti d'Italia, e la difesa contro il sov­vertimento degli ordinamenti politici, e ancor più, di quelli sociali.
Con visione alquanto unilaterale, porre l'Italia al centro del problema europeo e la questione veneta al centro del problema italiano poteva esser considerato difetto di comprensione di valori storici e politici, se in verità non fosse stato che il risultato della preoccupazione di soddisfare interessi particolari dinastici e municipali e non meno dell'orgasmo di paventato sovvertimento sociale.
L'unificazione della penisola, se mai si fosse potuta verificare, non poteva essere che evento assai remoto, che, se riesca, non riuscirà certo che dopo
1) PALKOCAPA, Memoria eh.. Appendice, n. 10.
2) A questo punto mette conto rilevare il commento che il. Mettendoli, ribadendo nel 1859 i principi, che aveva prospettato dieci anni primo, appone a una prospettata affermazione, di ispirazione bonapartista, dettata dalla Patrie , il importe que l'Italie echappc a cotte alternative tcrrible. d'uno revolution otx d'un asservissemont , dichiarando che l'Austria, di cui egli hi riteneva sempre legittimo interprete, non poteva ohe esser d'accordo. Ma agli autori di queste asserzioni, rigidamente conservatrici, si sentiva in. diritto di chiedere, secondo scri­veva nel morfeo 1859 al co. Buoi (UUIHJKIIAHDT, Britfe di.., p. 224 seg.), qnal comportamento si esigesse dall'Austria, perchè era ridicolo pretendere ohe essa fosse appagata di parole prive di senso: nazionalità, rispetto ai principio di non intervento e il fatta d'un intervento per­manente della Francia in favore della rivoluzione e d'un appel ù l'inanrtectìon dea population* contro ieurs gauyemnmcnta et par le ori dissimula' et profeti sous de* injuros a l'Autriche du mot, a 6 te toi de Ifl. ponr qae je m'y mette .