Rassegna storica del Risorgimento

1859-1860 ; VENETO ; VILLAFRANCA
anno <1953>   pagina <195>
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lì problema veneto dopo Villa/ranca (ì859-60) 195
il corso di ritolti anni , A prescindere anche dalla considerazione che l'unifi­cazione doveva effettuarsi nell'interesse della dinastia sabauda, nel momento attuale urgeva altra convenienza, e cioè la difesa strategica del regno italico, costituito, s'intende, sotto la sovranità di casa Savoia. La liberazione del Ve­neto dal dominio austriaco, con la conseguente annessione al Piemonte ed estromissione dell'Austria dall'Italia, doveva garantire il nuovo stato al­l'esterno e all'interno, sia eliminando pregiudizialmente la pericolosa pressione militare straniera sopra un confine indifeso e la minaccia di interventi armati, sia togliendo motivo di agitazioni politiche, di convulsioni e di sovvertimenti, che giustificassero l'intervento di terzi.
Il programma politico del liberalismo conservatore in un prossimo do­mani era diretto a <i liberar veramente tutta l'Italia, cacciandone i tedeschi , dopo aver consolidato il regno italiano e il governo regolare di Vittorio Emanuele , in misura da attaccare per terra e per mare le provincie ve­nete con tali potenti mezzi di guerra da rendere vittoriose le sue armi e da sostenere da solo la lotta ,
La soluzione del problema veneto era pertanto subordinata all'esigenza dell'interesse sabaudo, che non era in grado di realizzare le vagheggiate aspi­razioni con forze proprie, e d'altronde, posto alla mercè di cooperazioni stra­niere, dopo le recenti esperienze, doveva diffidare dei risultati di un conflitto internazionale, non meno di quanto potesse esser compromettente per i partiti conservatori e moderati il conseguimento dell'indipendenza nazionale traverso un moto popolare per l'inevitabile estensione degli effetti dall'orbita politica a quella sociale.
Giunte a questo punto, dottrina ed azione del movimento liberale tro­vavano chiara espressione delle proprie finalità, in armonia all'interesse, cui il liberalismo era ispirato. Superati i sentimentalismi quarantotteschi, a un de­cennio di distanza si presentavano nella loro vera fisionomia. E le prospettive del Paleocapa, intese a riportare, meglio che non quelle dei colleghi, il problema veneto nella realtà concreta del quadro generale, interpretavano esattamente l'evoluzione, traverso la quale nell'esperienza ardente di un decennio era maturata la posizione del liberalismo di fronte al problema poli­tico, non solo italiano, ma europeo nelle più complesse funzioni. l>
Quando il Paleocapa subordinava la soluzione del problema veneto a tre
fini principali: 2)
1) rivendicare il diritto degli italiani di fare da sé , secondo la for­mula sabauda;
2) opporsi a iniziative popolari e a sovvertimenti degli ordinamenti
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t) È il programma cavouriano, nel quale il De Ruggiero (op, cii., p. 344) vuol ravvisa la confluenza dell'iniziativa democratica e dell'in ter usse politico dei moderati, laddove si 'deve vedere il prepotente riassorbimento, per comune istinto conservativo, nelln massa mode­rata di qui-Ila democrazia, il coi abito insurrezionale sembrava dare una fisionomia sociale, che non era noi suo temperamento. Socialmente tra democrazia e partito moderato non esiste­vano sostanziali divergenze: per questo il riassorbimento e l'assimilazione di quella in questo fa assai facile: e conveniamo con De Ruggero elio la successiva destra non è semplice conti-nunzione del partito moderato e la sinistra della democrazia del '48, ma sono solo discrimi­nazioni determinale da crisi interne di una unità politico-sociale.
z) PAIBOCAPA. Memoria dt., Appendice, n. 10.