Rassegna storica del Risorgimento
1859-1860 ; VENETO ; VILLAFRANCA
anno
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1953
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pagina
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201
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Il problema veneto dopo Villafranca (1859-60) 201
APPENDICE
1. - AVESANI A CAVALLETTO
Signor ingegnere pregiatissimo.
Il s. Pincherle m'inviò da Parigi la pregano sua del 20 corrente colla in' elusa di 19 signori, che si firmano in nome della emigrazione veneta, ed alla opale ella pure si firma come secretorio, colla quale mi fanno Vonore di nominar* mi loro Deputato insieme col Pincherle, il co. Gio. Batta Giustinian, e il conte Gerolamo Dolfin Boldù.
Io sono sensibilissimo a attesta prova di fiducia e di affetto, che m'inviano que' signori miei concittadini, ma devo far loro presente le obbiezioni, che recentemente esposi al Tommaseo e al Pincherle stesso, alle quali se ne aggiunge ora una più prominente dallo scisma, ch'io vedo con dolore nella emigrazione medesima.
1) Tutte le Deputazioni, che vennero di Toscana, Modena, Parma, Bologna, avevano il mandato dai loro governi: ma questa Deputazione Veneta da chi ha mandato? Venti persone a Torino e una dozzina a Milano, per quanto siano rispettabili, non possono dare mandato in nome del paese, o dell'emigrazione come rappresentante un paese, il quale non può farsi rappresentare altrimenti. Perciò io scrissi al Tommaseo, dal quale pregai a farsi comunicare la mia lettera, che l'emigrazione doveva raccogliersi in Assemblea, o meeting, non già all'aria aperta, come si crede erroneamente essere uso qui, ma in qualche sala abbastanza capace per discutere e votare una risoluzione, e nominare chi crede per presentarla.
2) Se i Governi di Toscana, Modena, Parma, Bologna, hanno potuto mandare Deputazioni anche a Napoleone, quantunque a Villafranca siasi pattuito il ristabilimento de' loro Sovrani, egli è perchè da una parte Napoleone ha detto agl'Italiani nel suo proclama, che non impedirebbe mai la manifestazione de' loro voti, e dall'altra egli non si è obbligato coli'Austria a Villafranca a ristaurare que' Sovrani colla forza delle armi. Si è potuto dunque acconciamente presentarsi a. lui chiedendo ch'egli non volesse opporsi ai loro voti, né permettere all'Austria di opporsi colle armi. Ma i Veneti non possono presentarsi all'Imperatore per ottenere la cacciata degli Austriaci dalla Venezia, ch'egli si è obbligato a Villa-franca a lasciar loro. Egli ammetterebbe bensì domande relative al modo di confederazione di Venezia austriaca cogli altri Stati d'Italia, modo più o meno indipendente da Vienna, più, o meno simulante uno stato staccato dall'Impero di Austria: ma egli non potrebbe accettare una Deputazione, che gli domandasse di ritogliere all'Imperatore Francesco Giuseppe ciò che gli ha dato. Si dirà forse che la Deputazione potrebbe domandare a Napoleone, di'egli favorisca il progetto di vendita del Veneto, progetto col quale io conclusi il mio opuscolo: La Pace di Villafranca, e che non so perchè ella chiami progetto Pasini, al quale io non ho inteso mai di accostarmi, com'ella suppone. Ella è una mia vecchia idea di capitalizzare il tributo, che pagava il Regno d'Italia, per redimerci: la quale non ha che fare colle cifre del Pasini per dimostrare ciò eh'è detto e creduto generalmente, cioè che l'Austria per quanto smunga dalla Venezia, non può che perdere, essendo in necessità di tenervi una grossa armata per prevenire una rivoluzione o un'invasione. Ma domandare a Napoleone ch'egli faccia il sensale di questa