Rassegna storica del Risorgimento
1859-1860 ; VENETO ; VILLAFRANCA
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1953
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Roberto Cessi
redenzione sarebbe un rimprovero ed una inutilità, perche egli non potrebbe imporre air Austri a di spogliarsi, vendendolo, di ciò eh1 egli medesimo le ha preservato.
3) Io, che scrissi l'opuscolo contro Napoleone, benché senza villania, ma con una satira continua, di cui egli sente certamente la punta più che il comune dei lettori, io, che comincio l'opuscolo nel dirgli in buoni termini ch'egli si e fatto /'usciere della Prussia, lesecutore della sua sentenza, io posso meno che alcun altro presentarmi a lui per chiedergli di farsi adesso il nostro sensale per ricuperare dall'Austria ciò ch'egli mancando alla sua parola le ha lasciato.
4) Questa quarta obbiezione è nuova: ella si aggiunge solo adesso alle altre, dacché io vedo, confrontando le firme del mandato diretto a me con quelle del Memoriale in francese recentemente presentato agli Ambasciatori delle grandi Potenze a Torino, che mancano in quello varie firme che sono in questo; Tommaseo - Minotto - Vare - Zanetti - Cremasco - Da Camin - Galateo -Maggi Matteì RadaeUi Solerà Vandom Pincherle medesimo mi scrive ch'egli non può accettare il mandato imperativo di chiedere, oltre all'indipendenza, l'annessione al Piemonte, ch'egli pur desiderandola crede imprudente di cumulare, e vorrebbe riservare per quando l'indipendenza siasi ottenuta. Altri forse fra i notati di sopra, che non firmarono il mandato, saranno più espliciti, e diranno che non desiderano, come non desideravano nel 1848, Vun ione al Piemonte. Io l'ho desiderata allora e la desidero adesso, perchè a guardia delle Alpi, che la natura pose invano fra noi e la tedesca rabbia, non basta un picciolo stato, ma occorre uno stato forte in Italia; ed io apprezzo molto le savie ed acute considerazioni, che sono soggiunte al mandato stesso, per renderne ragione. Alla ragione addotta dal Pincherle, io risponderò che i governi, che fossero disposti ad accordarci la indipendenza, non ce la rifiuteranno,per ciò che noi avremo domandato oltr'essa, o piuttosto come garanzia di essa, la unione ad uno Stato forte, al Piemonte. Si domanda comunemente cento per attuare cinquanta, e se i governi ci vorranno obbligare a contentarci della indipendenza senza l'unione al Piemonte, ce la imporranno, com'è detto al n. 4 delle considerazioni soggiunte al mandato: ma noi non dobbiamo perciò tralasciare di chieder l'unione. Oltredichè l'obbietto all'unione col Piemonte da parte delle potenze riguarda piuttosto la Toscana e i ducati, che la Venezia, la quale insieme colla Lombardia fu sempre considerata come conveniente al Piemonte qual Regno dell'Alta Italia. La opposizione della Prussia, una volta deciso di togliere all'Austria la Venezia e le fortezze considerate necessarie alla sicurezza della Confederazione Germanica, deve cessare. Che se Toscana, Modena e Parma non si trattennero dal domandare, anzi decretare, oltre l'espulsione dei loro Principi austriaci e borbonico, anche l'unione al Piemonte, perchè dovrebbero trattenersi i Veneti? Tale differenza sarebbe notabile e notata. Quanto al Governo inglese, io credo di essere in grado di accertarlo, ch'egli lungi daWopporre desidera l'annessione al Piemonte delta Venezia come della Lombardia.
Ad ogni modo io vedo che lo scisma esiste nella emigrazione intorno a ciò, e non mi piace di rappresentare una frazione o partito, né ciò potrebbe piacere ai governi. Perciò desidero sempre più il meeting, nel quale il partito avverso possa dire le sue ragioni, e il meeting risolvere. La sua risoluzione sarà il mandato. Se mai fosse tardi, se si è perduto troppo tempo, la colpa non è mia. Se non che e prego lei e queì signori, che firmarono il mandato, e i colleghi, che mi furono dati nella Deputazione, che sono miei amici, a non prendere in mala parto ciò ch'io sto per soggiungere, come V.a osservazione.