Rassegna storica del Risorgimento
1859-1860 ; VENETO ; VILLAFRANCA
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1953
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203
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Il problema veneto dopo Villa/ranca (1859-60) 203
5) Una Deputazione di quattro personaggi ha troppa solennità, che non bene si accorda coir art. 5 del mandato, il quale dice la missione essere puramente confidenziale e secreta. Nemmeno Toscana e i ducati mandarono tanto numero. Singoli individui agirono presso i Governi, chi in un tempo, chi nell'altro, ma mai deputazioni.
6) Vengo ora alla ultima osservazione, che trovo nella sua lettera, benché non sia nel mandato, ma eh'è così pronunziata, che mi par essere l'espressione di un sentimento non solamente individuale di lei, ma del Corpo, o Unione, o Club, come direbbero gli Inglesi, di cui ella si firma nel mandalo qual secretorio. Ella dice che la Deputazione potrà prendere in considerazione il progetto di riscatto a danaro nel solo caso che VAustria e le altre Potenze acconsentano non solo alia indipendenza assoluta del Veneto da ogni dominio diretto o indiretto dell'Austria, ma anche alla sua unione col nuovo Regno dell*Alta Italia. Mi pare ch'ella e i suoi committenti riguardino l'offerta del riscatto a danaro, quali fuori del mandato {infatti il mandato non ne fa parola), e come una licenza, che si accorda ad alcuni dei deputati, se mai gli venisse in mente quella idea, licenza però che gli si accorda imbrigliandolo. Io devo dichiararle, o signore, ch'io al contrario riguardo quella idea così essenziale, che non saprei come presentarmi senza. Come potrei domandare alle potenze che l'Austria sia scacciata dalla Venezia, che l'è lasciata nel trattato di Villafranca, senza dire: Siamo qui per riscattarla? Una dette due: o bisogna conquistarla colle armi, ciò che Napoleone non ha voluto, e il Piemonte non ha potuto, e netneno possiamo noi, od offrire di comprarla. I Governi, ai quali io mi presentassi per dire loro: fateci dare indietro Venezia senz'altro, mi riderebbero in faccia, e mi rimanderebbero al mio opuscolo, ove dico ciò, a cui sarebbe buono un congresso. Potrei io forse replicare: sì, ma allora io non feci una distinzione, che ora mi è imposta, e devo formulare la mia domanda così: obbligate l'Austria ad abbandonare la Venezia per niente; se poi l'Austria e voi ci accordate inoltre di unire la Venezia al Piemonte, noi potremo dare all'Austria un po' di danaro per buona uscita?
Io non posso accettare un tale mandato. Nondimeno io non cesserò di prestarmi, come mi prestai, presso questi Ministri senz'altiautorità che quella, che possano darmi i miei precedenti e la mia vecchiaia a favore della patria, alla quale ho sacrificato gli agi, l'amor proprio, e gli affetti di famiglia.
Sono in ogni caso ben contento di essere entrato in corrispondenza con lei, di cui óltre il valor militare godo di apprezzare la sagacia civile e politica.
Gradisca e faccia gradire ai miei cari e rispettabili concittadini, che mi vollero onorare col loro mandato, le proteste della mia riconoscenza e della mia distinta considerazione. Q JT. Avesani.
(Archivio Stato, Padova, Documenti Comitato politico centrale veneto, b. 3255, fase. Missione veneta polìtica).
2. - PINCHEHLE A CAVALLETTO
Preg.mo sig.r ing.re e concittadino carissimo.
Incaricato dall'egregio Avesani di rimetterle la lettera, che precede, credo mio dovere di rispondere alla lettera 20 corrente dell'emigrazione veneta, ed alla sua accompagnatoria del 21. Mi è preziosa la prova di confidenza, che, nominandomi,