Rassegna storica del Risorgimento
1859-1860 ; VENETO ; VILLAFRANCA
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1953
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204
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204
Roberto Cessi
mi diedero i miei cari concittadini, e deploro di non essere in caso di poterli obbedire.
Nella mia maniera di vedere, non mi è lecito accettare il mandato impera-livo, che mi viene offerto, perchè efedo impossibile domandare per la Venezia non solo l'indipendenza, ma eziandio Fannessione al Piemonte. Io credo di sapere che il governo francese non veda con piacere l'ingrandimento del Regno deWAlta Italia, e mi pare che la Venezia otterrebbe già molto conseguendo la sua indipendenza. Io non sono dell'avviso dell'ottimo amico Avesani, che bisogna domandare cento per avere 50. Io credo che, domandando troppo, si arrischia di non aver neppure ciò, che forse si potrebbe ottenere. Per conseguenza, queste mie convinzioni essendo radicatissime, io non potrei far parte [ché d'una Commissione, che avesse mandato di domandare niente di più delVindipendenza. Questo sommo bene raggiunto, ma soltanto dopo averlo ottenuto, sarei prontissimo a domandare anche l'annessione, perché di essa sono persuasissimo andando avanti tutto all'unità italiana.
Sul secondo punto sono perfettamente d'accordo colfavv.to Avesani. Non si può domandare una mutazione ai patti di Villafranca relativi alla Venezia senza offrire per correspettivo il riscatto. Sulla cifra non dovrebbe esser difficile d'intendersi, perchè f indipendenza non si paga mai troppo. Bensì vi sarebbe sempre una gran differenza di somma fra il caso di ottener anche l'annessione al Piemonte, e il caso che la Venezia restasse uno stato o principato isolato. Nel primo di questi-casi si potrebbe largheggiare, perchè la somma sarebbe pagata da un grande paese, nel secondo bisognerebbe limitarsi ai 300 milioni di lire.
Per conseguenza, mi trovo, com'ella ben vede, in disaccordo coi mandanti su tutti due i punti, in disaccordo con Avesani su di uno. Io non potrei dunque servire al mandato; siccome credo, come il suddetto amico, che meno persone sono incaricate e meglio potranno servire, domando di essere dispensato, e credo inutile aggiungere che, qualunque sia la deputazione, che verrà a Parigi, io mi metterò ai suoi ordini per servirla e coadiuvarla in tutto ciò, che le mie poche forze lo permetteranno.
Frattanto' ringrazio le rispettabili persone che mi avevano onorato della loro fiducia, ringrazio lei delle sue gentili espressioni, e mi pregio di dichiararmele
suo devono amico e servo li. Pincherle.
(ArchiviorStato, Padova, Documenti del Comitato centrale veneto, b. 3255, fase. Missione Veneta politica).
3. - PALEOCAPA A PINCHERLE
[Dicembre, 1859], Pregiatissimo amico.
Ho avuto a suo tempo la vostra lettera, colla quale mi avete mandato quel-l'interessantissimo articolo del Nord, che parla delle tristi condizioni del nostro povero paese, e addita quale sarebbe il mezzo più conveniente per redimerlo. Se i progressi fatti da una politica caritatevole verso i popoli e meno egoistico negli interessi, spesso assai malintesi, di coloro, che li dominano o li governano, fossero