Rassegna storica del Risorgimento

1859-1860 ; VENETO ; VILLAFRANCA
anno <1953>   pagina <205>
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Il problema veneto dopo Villafranca (1859-60) 205
tali, quali pare che li supponga il Nord, concepirei anch'io qualche speranza nel rimedio da lui proposto, ma mi pare che siamo ancora troppo lontani da uno indirizzo della politica europea così per la sorte dei popoli fortunato, e temo che appena si possa augurarlo ai nostri tardi nipoti. Certo è che, se nell'animo dei governi di Francia, d'Inghilterra, di Russia, di Prussia, e forse d'altri minori Stati d'Europa fosse sincero queir amore, che in parola professano, al miglior assestamento delle cose italiane, e se in tutti fosse vivo il desiderio di riuscire a quietare l'Europa, e quindi a far cessare i più. ardenti fomiti di rivo­luzioni e di guerra, trattando sempre i popoli con più. giustizia e pia liberalità,, rispettando i loro diritti ed i loro più ragionevoli voti, certo è, dico, che allora le grandi potenze tutte riconoscerebbero essere del loro stesso interesse spendere alcune centinaia di milioni per liberare con quiete e senz'altri turbamenti la povera Venezia. Ed in tal modo coWaggiunta di quei pur gravissimi sacrifici, che sarebbe indubbiamente disposto a fare e potrebbe pur fare lo Stato nostro ampliato, noi potremmo sperare di riuscire nello intento. Ma io son d'avviso che nessuna delle grandi potenze sia disposta a spendere un obolo per liberar la Venezia, né credo che i sacrifici pur grandi che sieno, che potesse fare quella sola parte d~'Italia, dalla quale si può sperar molto, basterebbero ad indurre Vosti­nala e pervicace Austria ad abbandonare affatto la sua preda. E mi confermo in questa opinione, quando veggo Napoleone, per giustificar forse verso l'interno partito, che avversava la guerra, quanto fece per l'Italia, farsi pagare dal regno sardo 60 milioni per compensarne in parte le spese; e quando sento leggermi quel die dicono gli organi della pubblica opinione di Inghilterra circa al conlegno, che deve tenere John Bull prendendo parte al Congresso. Altronde, se a Zurigo furono recisamente respinte le proposizioni di assai largo compenso pecuniario che lo stato sardo offriva per la liberazione della Venezia, e subordinatamente almeno per la cessione di Mantova e Peschiera col cordine naturale del Mincio, se, dico, queste offerte furono dalla Francia stessa, che dichiarò non poter en­trare in tali trattative, perchè l'Austria vi si rifiutava e perchè non v'era a far altro colà che convertire in trattato di pace i patti stipulati a Villa-franca, come pensare che si possa portare nuovamente al Congresso simili proposizioni con isperanza di felice riuscita?'
Io per me credo che su quanto fu definitivamente sancito a Zurigo, non si permetterà nemmeno che s'apra altra discussióne nel Congresso, e che non solo vi si opporrà l'Austria, ma vi si opporrà eziandio l'imperator dei Francesi, che mi pare adesso troppo proclive a secondare te idee, che dominarono sempre in Francia cóntro lo stabilimento di un forte regno, che assicuri all'Italia una po­tente autonomia, atta a sottrarla all'influenza della Francia e a toglierla dal bisogno di ricorrere ad- essa in ogni evento di grandi commozioni europee. Oltre che a me non pare che vadan molto lontani dal vero coloro, che pensano non voler l'imperator de' Francesi né troppo conculcare la potenza dell'Austria, nò troppo alienarsela. Quali sieno i reconditi pensieri di lui, ò assai difficile indovinarlo} ma i fatti ne palesano abbastanza gl'intendimenti.
Voi sapete che questa ò stata sempre la mia opinione, e se lo era prima che si stipulasse definitivamente la pace di Zurigo, ben potete credere che molto pia lo è adesso che quella funesta pace ò fatto compiuto; ma io non sono di indole così vana e proterva, che mi faccia credere che essa sia infallibile: Che anzi quando veggo da tanti rispettabili uomini sostenuta, così generalmente diffusa e quasi direi diventata popolare la contraria opinione, quella cioè che vi sia