Rassegna storica del Risorgimento

1859-1860 ; VENETO ; VILLAFRANCA
anno <1953>   pagina <206>
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Roberto Cessi
probabilità di riuscire al bramato riscatto, senza essere convinto riconosco clu- U-si deve pur dare un gran peso.
E nessuno certo desidererebbe più di me che si potesse vederla coronata da felice successo, e quindi consento anch'io che non si debba restar dal fare ogni tentativo per riuscirvi. A questo fine poi io son perfettamente d'accordo con voi che il solo mezzo, che ci fosse dato di adoperare, sarebbe quello di far che a Parigi affatto privatamente e tacitamente vi fosse persona* bene accetta ai commissari sardi, fornita delle cognizioni più estese e sicure sullo stato e sulle condizioni delle Provincie venete, abituata alla trattazione di grandi affari e capace di sostenere su di essi la discussione con altri uomini capacissimi., la qual persona, accostan­dosi ai suddetti commissarii, potesse loro fornire i dati e i lumi occorrenti per propugnare,, se non direttamente, ma coli''iniziativa di commissario di altre potenze la causa nostra. Dico poi che a propugnar questa causa dovrebbero pren­der l iniziativa non i rappresentanti della Sardegna, ma quelli di un altro stato, e meglio di tutti gli inglesi. I quali son forse gli unici, su cui mi pare si possa con qualche fondamento sperare; non mai perchè io mi dia a credere che nemmeno l Inghilterra faccia diplomazia sentimentale od abbia l'animo molto commosso dotte nostre disgrazie, ma perchè gioverebbe veramente al suo interesse e favori­rebbe la sua rivalità contro la Francia lo stabilimento di un potente regno nel-l'Italia settentrionale, il quale troverebbe in tei anziché ne1 suoi vicini Valicato più capace di sostenerlo senza pericolo di dover farsene mancipio. La Sardegna, sia perchè ha dovuto sottoscrivere i patti di Villafranca e di Zurigo, sia perchè, met­tendo contrariamente a quelli sul tappeto {se pur le fosse concesso) la questione della liberazione di Venezia, si direbbe che mira, anziché al ben generale, al suo partico­lare vantaggio e sarebbe quindi quella che più difficilmente potrebbe farsi ascoltare. Sono pure del vostro avviso sulla persona, che meglio di tutte potrebbe sod' disfare allo scopo suddetto, anzi, senza far torto ad alcuno, credo che sia la sola, in cui convengono tutte le qualità, che perciò si richiedono. Quindi è che, quan­tunque allontanato dagli affari e nella mia triste condizione, senta il prepotente bisogno di starmi tranquillo e tenermi in disparte da ogni discussione politica, tuttavolta quand'ebbi la vostra lettera conferii con persona altolocata per cono­scere, se la divisata missione confidenziale a Parigi sarebbe stata ben accetta, e ne ebbi risposta favorevole, che mi avrebbe anche ridotto ad aprirmi e tenerne parola con l'uno o con l'altro dei due inviati del nostro governo. Se non che seppi poi che i due Comitati della emigrazione veneta costituiti qui e a Milano la pensavano bene altrimenti. Essi si son fitti in mente di mandare una formale deputazione a Parigi per sostenere al Congresso la causa della Venezia? Io non credo dover spendere molte parole von voi per dimostrare quanto sia inconsulto cotesto divisamento. A nome di chi si presenterà cotesto deputazione? Chi rappre­senterà essa? Quali sono i Uberi voti delle popolazioni, che le dieno autorità e rappresentanza tegole? Voi sapete come io la pensassi, quando un simile passo i Comitati suddetti volevan fare prima della pace di Zurigo. Ad ogni modo allora esso poteva essere più ragionevole, limitandosi a un indirizzo fatto aWimperatore dei Francesi, perchè procurasse di render meno funeste per la Venezia le condi­zioni dell'armistizio di Villafranca.
Ma ora che il trattato è stipulato, pensare che alcuni emigrati possano esser accettati come rappresentanti del nostro povero paese ed essere ammessi aperta­mente al Congresso o, sia pure separatamente, presso gl'incaricati dei varii stati di Europa, mi par cosa- piuttosto assurda che poco ragionevole.