Rassegna storica del Risorgimento

1859-1860 ; VENETO ; VILLAFRANCA
anno <1953>   pagina <209>
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// problema veneto dopo Villa/ranca (1859-60) 209
allontanerebbe sempre maggiormente il successo. Ammetto che si tollerasse dalla diplomazia francese, che io credo sempre imbevuta degli antichi pregiudizi, che il regno deWItalia settentrionale si stendesse dall'Alpi al Po e al mar Ligure, ma che comprendesse eziandio tutta l'Italia centrale, non credo che si accetterebbe, tanto più che l'allarme, che vanno mettendo i fautori dell'unificazione di tutta Italia, anziché giovare, a mio avviso, fa danno alla causa nostra.
Avrete ora letto anche voi il famoso opuscolo Le Pape et le Congrès, La­sciando le strane utopie sul governo tutto spirituale di Roma e di quel territorio, che sarebbe concesso al dominio temporale del papa per assicurarne la di lui indipen­denza, mi pare che questo scritto e il favore, con cui fu accolto ovunque, e special­mente in Inghilterra, rafforzino grandemente le speranze delle Legazioni e forse anche quelle delle Marche di sottrarsi all'abborrita dominazione clericale. Ma quando penso essere improbabile che delle proiincie romane vogliasi fare un altro separato stato, pormi invece crescere la probabilità che Steno destinate ad aumentare l'estensione e la potenza di uno stato dell'Italia centrale, e scemino quindi sempre più quella, ette cotesto parte d'Italia venga aggregata al regno sardo.
La pubblicazione fatta in Francia di questo scritto è un fatto assai notevole, e principalmente se fosse vero che esso sia la manifestazione di un alto pensiero. Il che potrebbe sembrar probabile, vedendo che esso in sostanza non fa che ripetere quanto meditava il grande Napoleone fin dal 1806, e che è conforme a quel piano, che in conseguenza gli veniva proposto per ordine suo dal ministro Aldini, come avrete letto nei due primi numeri del foglio amministrativo settimanale, che fa appendice al Monitore di Bologna.
Ma d'altra parte, se fosse vero che le idee esposte in quello scritto esprimono la deliberata e ferma intenzione dell'attuale imperatore dei Francesi, non so com­prendere perchè, invece di procurarne la pubblicazione in questo momento, non si fosse assicurato prima di far accettare queste idee da quei governi, che poteva sperare e, direi quasi, star certo di trovarli proclivi, come la Russia, la Prussia, la Svezia e l'Inghilterra, nessuno dei quali è certamente tenero della potenza tempo­rale del papa. E se avesse ottenuto questo consenso positivo, ma segreto, non so perchè non avesse aspettato che il Congresso fosse riunito definitivamente per pub­blicare quelle sue idee, e commuovere così in favore di esse l'opinione pubblica della Francia, benché cattolica, e di tutti gli stati protestanti, onde forzar quasi la mano al Congresso, già così ben predisposto nei suoi principali rappresentanti. L'anticipata pubblicazione, che se ne fece, mi par che sia stata intempestiva, riu-scendo, come dicono i francesi, à eventer la messe. La Curia romana, l'Austria, il re di Napoli e le altre potenze cattoliche si commuoveranno, intrigheranno, su-sciteranno ostacoli, vorranno dichiarazioni preventive, e forse costringeranno l'imperatore, per veder unito il Congresso, a far dichiarazioni, che mette* ranno lo sconforto in quelli, nell'animo dei quali l'opuscolo aveva fatto sorgere tante belle speranze. Queste speranze ad ogni modo confortano le provincie ponti­ficie, ma poco giovano, anzi non giovano punto alle nostre, per ciò che ho detto, perchè altronde sono anch'io d'accordo con voi, che nessuno pensi ad unire la Ve­nezia alle Legazioni, e dirò meglio, agli stati del papa, che sarebbe un vero pastic­cio tanto nel rispetto politico come nel geografico e peggio nel riguardo di un buon assestamento di interni ordini governativi.
Ma voi direte che io, con questo mio dubitare di tutto e tutto temere, vengo così a dar disperata la causa della Venezia: ed io confesso francamente che, di veder questa causa trionfare durante i brevi anni, che mi restano ancora di vita,