Rassegna storica del Risorgimento

1859-1860 ; VENETO ; VILLAFRANCA
anno <1953>   pagina <210>
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Roberto Cessi
non ispero punto. Ma ben credo che possa sperare la gioventù, che adesso sorge, perchè le idee piò. ferme e pacate d''indipendenza e nazionalità hanno già fatto e van facendo tali progressi, che quanto più stretti sono i vincoli, che si vorrebbero porre cotta forza, tanto più presto finiranno per scomporli. E mi pare che VAu­stria faccia di tutto per venire a questi estremi e che l'ostinazione dell'impera­tore e quella del co. di Rechberg, che, come Metlernich, dirà forse fra se stesso, le déluge aprcs ruois, giovino molto ad accelerare questa catastrofe.
Io spero insomma nei moti dell'Ungheria, che palesano ben altro che il desi­derio, che si limiti ad una amministrazione autonoma: spero nel movimento de­gli spiriti slavi, nel vigore, che van prendendo i principati romeni e la Servio, e finalmente e più che tutto in un sovvertimento, che a me pare inevitabile, dell'im­pero ottomano. Dal complesso di queste cause soltanto e dalla conseguente cata­strofe, che sarà più o men tarda, ma che sconvolgerà tutto VOriente e si farà sentire per contraccolpo in tutto il resto di Europa, io spero solo che possa sorgere la liberazione assoluta della Venezia, non dalle discussioni del Congresso, in cui io temo domineranno ancora in gran parte le grette idee di quello del 1815 e nel quale perciò si penserà ancora a palliativi per assestare per ora le cose alla meglio senza prevedere a preoccuparsi di un non lontano avvenire.
Quanto al ricorrere a voi per aver lumi sulle condizioni della Venezia e sulla necessità di far qualche cosa per essa nell'interesse generale, io non ho mai pen­sato che doveste far parte di una Deputazione mandata dai Comitati. Tanto più che io avversava in principio questa missione, prevedeva altronde le buone ra­gioni, per le quali non avreste potuto recarvi a Parigi per dare là in via privata le nozioni e i consigli opportuni a quei rappresentanti del Congresso, che si fos­sero mostrati favorevoli alla causa nostra. Ora vi dirò in questo proposito, che, es­sendo venuto Cavour a salutarmi ed avendogli io restituita la visita prima che se ne parta, avendo dico avuto occasione d'intrattenermi con Cavour e il discorso, come era naturale, essendo caduto sulle sventure nostre e sulle crescenti vessazioni e soprusi, che esercita il governo austriaco, egli mi disse che, andando a Parigi, avrebbe pur desiderato poter conferire con alcuno, che senza fargli declamazioni né esagerazioni gli dipingesse il vero stato delle cose. Parlai allora di voi ed egli mi disse che veramente sareste slata la persona più opportuna, e ricorda il vostro libro sulle imposte.
Raccogliendo però egli stesso da quanto io gli diceva dell'attuai vostra posi-zione in Toscana e delle circostanze vostre, che non avrebbe potuto sperare di trovarvi a Parigi, mi domandò chi altri degli emigrali veneti, che risiedono là, 'potrebbe supplirvi. Dalla quale domanda mi parve anche di capire die poco confidi in quelU9 che son qui, e poco speri ohe possan giovare i Comitati e le loro missioni. Io gli parlai allora di Pincherle, ed egli, che lo conosce vantaggiosamente, mi si mostrò soddisfatto di questo suggerimento; mi disse che, appena arrivato a Parigi? avrebbe cercato certo di lui, ed io gli soggiunsi die ne lo avrei fatto avvertire, per­chè a lui si presentasse, e di ciò fummo intesi. Io spero che voi siate dello stesso avviso; ed anzi mi pare converrebbe che lo avvertiste voi stesso di ciò per parte mia, perchè io non conservo più il suo indirizzo, e non avendo anzi avuto riscontro al­cuno all'ultima mia lettera, di cui vi mandai copia, temo che la non gli sia pervenuta. Voi scrivendogli potreste anche addottrinarlo meglio del contegno, che dovrà prendere nei suoi colloqui con Cavour, al quale, pare a me, sarebbe opportuno che io dessi una copia di quella stessa memoria, che è destinata ad Hudson*