Rassegna storica del Risorgimento

1859-1860 ; VENETO ; VILLAFRANCA
anno <1953>   pagina <213>
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// problema veneto dopo Vittafranca (1859-60) 213
plenipotenziario a Zurigo non volle sentir parlare neppure di una cessione per danaro. Io gli dissi che il Piemonte non potrebbe neppure avanzar lui la proposta di acquisto, perchè invece di vedervi il suo desiderio di giovare alla pace d'Italia e d Europa, non si -vorrebbe scorgere in lui che un amore interessato; e in ciò il Cobden ha convenuto pienamente. Allora io gli dissi che per ogni titolo sarebbe bene che la proposizione partisse dall'Inghilterra, ma non volli dirgli cheAvesani avesse già parlato in questo senso a lord Palmerston. Cobden si mostrò persuaso anche di ciò, e dissemi che l'Inghilterra avrebbe tanto più diritto di parlare in questo senso all'Austria, in quanto che questo linguaggio non sarebbe nuovo in bocca di Palmerston, il quale fin dal 1849 scriveva aWambasciatore a Vienna* che riconquistare il Lombardo Veneto era possibile, conservarlo no, e che il partito più saggio per l'Austria quello sarebbe di cedere contro indennità. Io profittai dell'occasione per dire che, volendo evitare un fiasco nel 1860, come avvenne nel 1849, le proposte dell9Inghilterra avrebbero bisogno di essere accompagnate da qualche minaccia, dovrebbero in altri termini esser sorrette dal cannone. Cobden osservò che un ambasciatore o un diplomatico qualunque, che fosse pubblicamente avoué, non potrebbe far minaccia che dietro espressa autorizzazione del governo inglese, il quale difficilmente raccorderebbe; ma crede che un particolare, che trat­tasse officiosamente per non essere accreditato che più. tardi, quando le trattative promettessero di riuscire, potrebbe benissimo mostrar all'Austria i pericoli della sua posizione ed accompagnar le sue parole da opportune minacce. Si animò gradatamente fino al punto di dirmi ch'egli è convinto che, se potesse andare a Vienna, egli riuscirebbe di condurre a termine questa trattativa nel modo il più
Ifelice per tutti, in tempo più breve e con minor fatica di quella, che gli costò il trattato di commercio fra VInghilterra e la Francia, di cui prese l'iniziativa come particolare, e non fu accreditato che dopo superate tutte le difficoltà, che qui e a Londra si giudicavano insormontabili. Ma egli non può andare a Vienna per ora, perchè è malato, e parte oggi per Cannes, onde riposarsi. Mi lasciò per altro capire che potrebbe intanto scrivere a qualcuno a Vienna, e, benché non me l'abbia detto, credo poter isperare che avanti di partire ne dirà una parola al Principe di Met-ternich, da cui doveva prender congedo.
Era naturale che un uomo pratico e positivo come Cobden si fermasse a di­scutere le cifre e i modi di possibile esecuzione. Dopo ch'io gli dimostrai l'asso­luta impossibilità, in cui VAustria si troverebbe di cavar danaro dalla Venezia, quand'anche, ciò ch'io non ammetto, desso potesse conservarne il possesso ancora per qualche anno, egli mi domandò, dove la Venezia troverebbe il danaro occor­rente al suo riscatto, mentre tutte le notizie, che si hanno da colà, concordano nel rappresentare il paese come esausto e rovinato. La mia prima risposta si fu, che, considerando ormai come un fatto di prossima esecuzione l'annessione del-l'Italia centrale allo Stato Lombardo-Sardo, non poteva neppure mettere in dubbio che la Venezia, abbandonata dall'Austria, non sarebbe egualmente riu­nita allo stato italiano ampliato, e die un tale stato cosi ingrandito troverebbe facilmente il moda di far un prestito all'estero per pagare il riscatto, qualunque ne fosse la sua importanza.
A questo punto le idee sviluppate da Cobden erano ben diverse dalle mie
Eccovi le sue:
1" Non crede che la Francia voglia troppo ingrandire il Piemonte;
2" Non ama l'ambizione della dinastia sabauda di mettere ad ogni istante a repentaglio la pace d'Europa per mire di conquistai