Rassegna storica del Risorgimento
1859-1860 ; VENETO ; VILLAFRANCA
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1953
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Roberto Cussi
3" Non è partitante della politica del conte di Cavour, che, per servire alle ambizioni dinastiche del suo sovrano, si ammanta d'uno sviscerato amore per l'Italia, ch'egli dubita assai non esser malto sincero;
4" Essendo l'anno scorso in America ha potuto convincersi che la federazione è un ottimo sistema di governo ed egli la preferirebbe ad ogni altra combinazione per l'Italia, dando alla Venezia un sovrano, preso fra gli spodestati per facilitare la combinazione.
Al l' argomento ho risposto che, se la Francia aderisse a dare al Piemonte l'Italia centrale, non par possibile che voglia negargli la Venezia, specialmente se riceve in cambio del suo consenso la Savoia, e il Nizzardo.
Al 2Ù dissi che può ben attribuirsi a Vittorio Emanuele d'aver l'ambizione di liberare f Italia, ma che mire personali non v'ò sovrano al mondo, che ne abbia meno di lui.
Per combattere il 3" argomento raccontai a Cobden che Vultima volta, che fu qui il co. di Cavour, mi presentai per raccomandargli la Venezia, per la quale, prima ancora che cominciasse la guerra, temeva un 2 Campoformio, e ch'egli mi disse con tutta sincerità che non si trattava d'una guerra dinastica, ma sibbene d'una guerra d'indipendenza, e che per conseguenza si doveva aver tutto o niente. Che se gli dessero la Lombardia, a patto ch'egli riconoscesse il preteso diritto dell'Austria sulla Venezia, preferirebbe aver nulla. Aggiunsi che la ritirata del conte di Cavour dopo la pace di Villafranca, ch'egli certo non ha provocata né approvata, era a me caparra delta sincerità delle parole del co. di Cavour, e che se gli credeva io veneziano, poteva ben credergli esso, inglese.
Al 4* argomento feci due obbiezioni, Vuna generale alV Italia, l'altra speciale alla Venezia. La generale è che la confederazione può esser buona ed è accettabile, quando trattasi d'un'unione di repubbliche, come in America, ma è detestabile e inaccettabile, quando trattasi di sovrani, e che la Confederazione germanica era là per provarla. La speciale è che Venezia non potrebbe in nessun caso contentarsi d'un arciduca, fosse pure il giovane di Toscana, né di un fanciullo di Parma, né del tiranelto di Modena; che la Venezia sarebbe uno stato troppo piccolo per difendere tal frontiera la pia esposta etc. etc.
In complesso mi parve pago di queste spiegazioni, e specialmente si fermò sulla mia osservazione, che Venezia, divenendo uno stato indipendente, ma isolato, potrebbe fare pel riscatto sacrifizii molto minori di quelli, che potrebbe fare il regno dell'Alta Italia, se ad esso la Venezia si unisse.
Venendo al discutere sulle cifre, dissi che la Venezia restando isolata non potrebbe a mio credere gravarsi più di 500 milioni di franchi, ossia di un interesse annuo di 25 milioni. Che il regno dell'Alta Italia invece potrebbe andare molto pia in là ed arrivare forse al miliardo. Mi domandò allora, s'io era sicuro che il governo piemontese aderirebbe ad un sacrificio anche ingente, e risposi che un deputato meritevole d'ogni fiducia (è Tecohio, che me lo scrisse ripetutamente) mi aveva dichiarato che il precedente ministero era disposto a qualunque sacrificio pecuniario per la libertà della Venezia, e ch'io non dubitava un momento che il ministero attuale avrebbe in proposito la stessa idea. Che però avrei scritto a persona autorevole a Torino per accertarmene. E scrivendo a voi vorrei pregarvi di sentire in proposito le idee del co. di Cavour, e di riferirmene. Se volete leggergli la presente, è inutile che vi dica che potete farlo.
Cobden riassumendo le mie osservazioni disse che per vincere la ripugnanza, che l'Austria avrebbe di cedere il Veneto al Piemonte, bisognerebbe fargli capire