Rassegna storica del Risorgimento

1859-1860 ; VENETO ; VILLAFRANCA
anno <1953>   pagina <215>
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Il problema veneto dopo Villa/ranca (1859-60) 215
che si tratterrebbe con ciò d'ingrossare d'alcuni milioni il prezzo del riscatto e ch'i argomento tale che dovrebbe capirlo. Poi mi domandò, se credeva che il co, di Cavour verrebbe a Parigi, come dicevano i giornali, e se nel caso prenderebbe la strada di Nizza. Risposi naturalmente che non ne sapeva nulla, ma mi parve capire che lo vedrebbe volentieri assai, se passasse da Cannes. È bene che il conte di Cavour non ignori questa circostanza.
La borsa oggi tracolla assai, perchè si dice che sortirà questa sera una bro­chure sulla Venezia dello stesso autore di quello Le pape et le Congrès . Di questa pubblicazione fa un cenno anche il Nord d'oggi, il quale, sarebbe inte­ressante, che vi faceste leggere.
Scusate la fretta, con cui vi scrivo: rispondetemi presto e gradite l'espres­sioni della mia maggior stima
Vostro off. amico e servitore E. Pincherle.
[Archivio Stato, Venezia, Carte Paleocapa, n. 1061-62].
7. - PINCHERLE A PALEOCAPA
Parigi, 12 febbraio 1860. Amico pregiai.
Riscontro a un tempo le due carissime vostre del 30 gennaio scorso e 7 corr. Io risguardo l'annessione dell'Italia centrale al Piemonte come cosa fatta, che può incontrare ancora dei momenti e delle fasi difficili, ma che non può mancare. E quando tale unione sia passata fra i fatti compiuti, sicuro è che non veggo che l'impero dell'Austria sulla Venezia diventa un'impossibilità. Può durar forse un anno o due, di più non credo, ma perpetuarsi, no certo. Convengo con voi che le proposte inglesi non sono esplicitamente favorevoli alla Venezia, ma sono però lungi dal credere che l'abbandono assoluto per parte dell'Inghilterra non abbia un secondo fine. Inclino più alle spiegazioni del MorningPost, che ed linguaggio ufficiale di lord Russell. La condizione attuale della Venezia è creata dagli accordi di Zurigo, in cui VInghilterra non è intervenuta. Per non riconoscerli, e più ancora per non garantirli, il mezzo migliore era di non parlare della Venezia. Ma l'Im­peratore di Francia si è riservato di trattare su questo argomento coir Austria, ed io credo vero ch'egli abbia fatto proporre il rachat, credo vero che l'amba­sciatore inglese abbia appoggiato la proposta, e credo pure che, secondo dicono i giornali tedeschi, l'Austria l'abbia respinta. Perchè l'Austria l'avesse accettata, avrebbe dovuto precedere il mutamento di ministero e di politica, che i giornali predicevano e che non si è avverato. Dal momento che Richtberg resta al potere, sì che i gesuiti e il concordato conservano il loro ascendente, Francesco Giuseppe non può mutare la sua linea di condotta, e bisogna che vadi diritto alla sua ro­vina. Ma ciò che non è avvenuto, può avvenire. L'Austria potrà aprire gli occhi sul precipizio, verso cui marcia, e, pressata dagl'imbarazzi sempre crescenti della sua finanza, potrà accettare un altro giorno ciò che testò ha respinto. Per con­seguenza sono sempre dello stesso avviso, che bisogna continuare instancabilmente a parlar del riscatto della Venezia, e credo preziosa la cooperazione di Cobden, il quale può molto come particolare, ma potrebbe moltissimo, se gli eventi lo por­tassero al ministero. E questi eventi potrebbero essere meno lontani che non si ere-