Rassegna storica del Risorgimento
1859-1860 ; VENETO ; VILLAFRANCA
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1953
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Roberto Cessi
da* poiché non convien dimenticare ch'egli rifiutò d'entrare nell'attuale gabinetto, solo perchè non credeva Palmerston sinceramente liberale. Ora sono invece assai bene assieme, e non mi sorprenderebbe veder Cobden al ministero sotto la Presidenza di Palmerston.
Per queste ragioni mi fu assai gradito il vedere che appena due giorni dopo partito da Parigi, prima ancora di arrivare a Cannes, Cobden mi mandò 7 quesiti relativi alla Venezia con preghiera di scioglierglieli, perchè ciò mi fa vedere ch'egli prese a cuore la cosa e che se ne occupa con quella tenacità di proposito, che fa di lui un uomo singolare.
Queste domande sono: Numero di popolazione Numero di truppe Nume-mero di agenti dipendenti dalla polizia Ammontare delle imposte Spesa probabile dell'Austria nella Venezia Guarnigione anteriore alia rivoluzione del 1830 Fatti dimostranti l'odio dei Veneti contro l'Austria e l'aumento del pericolo della spesa della dominazione austriaca.
Ho risposto subito, come meglio ho potuto, a questi quesiti e mando a Pasini copia della mia memoria, perchè mi faccia tutte le osservazioni, che troverà del caso, desiderando d'esser quanto è possibile esatto.
Lasciamo che Cobden lavori con quei mezzi, che crederà più, opportuni alla riuscita: in quanto a noi, se la proposta del riscatto sarà stata veramente respinta dall'Austria, abbiamo un altro assunto da propugnare. Dobbiamo generalizzare l'idea, che nel rifiuto dell'Austria non v'è solo il desiderio del conservare la Venezia, ma hawi di più la dimostrazione sicura, che dessa pensa, appena rifatta in forza, di riprendere la Lombardia e con essa restaurare i principi caduti, senza di che nello stato finanziario, in cui trovasi, e coli'impossibilità assoluta di conservare la sola Venezia, dessa non avrebbe potuto rifiutare le laute proposte di danaro, che le furono fatte. Corollario naturale si è che l'Austria mantiene lo stato di perpetuo pericolo, che si vorrebbe far cessare in Europa} che dessa impedisce agli altri di disarmare; che ogni soluzione italiana non è che precaria etc. etc. Quando queste idee saranno divenute generali, la guerra all'Austria diventerà una necessità, che sarà propugnata eziandio dagli amici della pace, poiché in ciò tutti sono concordi, nel desiderare la guerra immediata, se una guerra fra due o tre anni si mostra inevitabile.
Non avete torto di credere che 500 milioni per far della Venezia uno stato isolato sarebbero per lei un peso insopportabile. Disgraziatamente non siamo ancora al punto, che, ammesso il principio, la discussione si aggiri sul quantum. Afa se avremmo la fortuna di arrivare fin là eie mie parole potessero essere ascoltateci dico schiettamente, ch'io insisterei,perchè, occorrendo, si arrivasse proprio a quella somma, ch'io riconosco d'altronde superiore alle forze del paese. Che ne avverrà? Questo piccolo stato della Venezia, non potendo sostenersi da sé, sarà (come voi stesso lo dite) incorporato nel regno dell'Italia settentrionale. Io affretterà sempre con i miei voti questo evento, e il regno dell'Italia settentrionale avrà un mezzo facile di crearsi a ciò nuovi diritti, il mezzo di garantir il prestito, che la-Venezia farebbe per trovare i 500 milioni e di pagare gl'interessi come garante* quando la Venezia si dichiarasse a ciò impotente. Dopo una o due rate, l'incorporazione sarebbe indispensabile, e una protesta all'Europa sul gusto di quella, che si è fatta per Cracovia, sarebbe il peggio che potesse temersi.
Questo è il mio pensiero intimo, che dico a voi, ma che non direi a tutto il mondo. Ma indipendentemente da esso, vi sono altri motivi, che possono render possibile il sacrificio di 500 milioni, quand'anche per questa somma si potesse