Rassegna storica del Risorgimento

1859-1860 ; VENETO ; VILLAFRANCA
anno <1953>   pagina <217>
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Il problema veneto dopo Villa/ranca {1854-60) 217
ottenere Vindipendenza della Venezia* ma non la sua annessione al resto deWIta­lia superiore. Credo di avervi già scritto altra volta, ch'io non vorrei che il riscatto della Venezia si traducesse in un aggravio per nessuna delle potenze, che non hanno interesse diretto ed immediato nella cosa. Ma il Piemonte e l'Italia centrale, qualunque sia per essere la sistemazione, che riceveranno, hanno inte­resse diretto e immediato al respinger l'Austria fuori d'Italia, e per conseguensa dovrebbero assoggettarsi per equità e per interesse a tutti quei sacrifici, che fos­sero necessari, per permettere alla Venezia di conseguire la sua indipendenza, alla quale l'indipendenza d'altri è strettamente legata.
La questione della Savoia e del Nizzardo è veramente delicata. In giustizia è evidente che il Piemonte non potrebbe privarsi della frontiera verso la Francia, se contemporaneamente non acquista una frontiera di facile e solida difesa verso l'Austria; in altri termini che non può cedere la Savoia, se non acquista la Venezia. S'egli arriva a persuadere Napoleone di questa verità, Venezia avrà-molto guadagnato nella probabilità d'un prossimo riscatto. Ma purtroppo su questo argomento intesi grandi spropositi anche in bocca di coloro, che amano sinceramente l'Italia, e un articolo di Guérault sali' Opinione nazionale mi ha veramente scandalizzato. I vostri giornali dovrebbero tendere al dimostrare che il Piemonte, aumentato dalle Romagne e dai Ducati, è militarmente più debole dell'antico Piemonte, poiché VAustria minaccia la Lombardia dal Min­cio, e il Modenese dai distretti mantovani, che ha conservato al di qua del Po, mentre Vantico Piemonte aveva una frontiera meno cattiva sul Ticino. Inoltre è da rimarcarsi che i Francesi giunsero in tempo d'impedire l'invasione di Torino, ma non arriverrebbero in tempo d'impedire l'invasione di Milano, se non fossero già in Italia, tocche non può esser che transitorio.
Attenderò con grande interesse di conoscere ciò che vi avrà detto il conte di Cavour riguardo alla mia precedente, e intanto con tutta stima ed amicizia mi ripeto
vostro dev. servitore
G. Pincherle. [Arch. Stato, Venezia, Carte Paleocapa, n. 1066].
8. - PINCHERLE AD AVESANI
Parigi, 16 febbraio 1860. Amico carissimo e preg.
Dopo l'ultima mia lettera ebbi l'opportunità di conoscere sir John Boioring in casa della sign. Schtvabe (l'amica di Cobden), che a lui mi ha presentato, come ad un amico dell'Italia. Sir Botvring fu per 12 anni ambasciatore inglese in Chi­na; è molto legato con il Palmerston e Cobden e mi mostrò il più grande inte­resse per Venezia. In una visita, ohe gli feci avanti jeri (doveva partire però per Londra), mi disse che motto probabilmente lord Palmerston gli affiderà una mis­sione secreta in Italia, e ohe egli Faccetterà con piacere per giovare, in quanto potrà, all'avvertire di questo paese, a cui da lungo tempo porta grande interesse. Egli ha sul conto dell'Austria delle idee, che forse son giuste, ma che non fanno il nostro conto. Egli dice che t'impero si sfascia, e che la libertà della Venezia non è più che una questione di tempo. Ma per noi il tempo è tutto, le sofferenze