Rassegna storica del Risorgimento
1859-1860 ; VENETO ; VILLAFRANCA
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1953
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Roberto Cessi
dei veneti essendo arrivate ad un punto da far orrore. So che sir Boivring pregò mad. Schtvabe di scrivere a Cobden, offerendogli in suo nome di lavo* rare di concerto per la liberazione o il riscatto della Venezia; ma di ciò egli non mi ha detto nulla* Gli diedi copia della risposta, che feci recentemente ad al' cune domande direttemi da Golden, ed affinchè ella le conosca, gliene unisco altra copia. Sir Bowling mi domandò, se non vi fosse nessuno a Londra, che prò-tegesse gl'interessi della Venezia, ed io naturalmente declinai il di lei nome. Egli mi disse che sarà ben contento di conoscerla, e mi lasciò Vinserta carta, colla quale potrà presentarsi. Il primo indirizzo Atheneum Club è quello, dove sir John mi ha detto, ch'ella il troverà più facilmente; l'altro a tergo della carta da visita, è Valloggio di suo figlio, perdi'egli non ha casa a Londra in questo momento.
Sir Bowling è un uomo estremamente cordiale e simpatico, convella potrà accertarsi vedendolo: fu amico del nostro Andrea Corner, del quale parla con molto affetto, conobbe Pepe, e si dice vecchio amico dell'Italia.
Se le notizie dei giornali tedeschi son vere, pare che l'Austria abbia rifiutato le proposte della Francia, appoggiate dall'Inghilterra, circa al riscatto della Venezia. Non credo che questo rifiuto sarà definitivo: ma egli è certo che si presentano più grandi di quello, ch'ella credeva. Queste difficoltà nessuno potrebbe vincerle meglio di Cobden {secondato da Boivring), s'egli potesse andare a Vienna, ma non so nulla di lui dopo il suo arrivo a Cannes, che. doveva succedere avanti jeri.
Quello che preme far conoscere agl'inglesi si è che il rifiuto dell'Austria non prova solo il di lei desiderio di conservar la Venezia, ma prova eziandio le sue speranze di ricuperare la Lombardia e con essa la supremazia, che aveva in tutta Italia, si tosto che si troverà più in forze. La pace dunque è resa impossibile dall'Austria, perchè, qualunque sieno le combinazioni diplomatiche, che potessero concertarsi con pieno accordo delle 4 potenze, la pace non sarebbe che una tregua, e finché l'Austria non abbia rinunciato alla Venezia, l'Europa non sarà mai tranquilla. Gli amici della pace non potrebbero meglio servire alla loro idea, che desiderando una pronta guerra, che sola potrebbe assicurare poi una pace di molti anni.
Ma io non ho d'uopo di spiegare queste cose a lei, che certo le sente come me, e meglio di me potrai farle comprendere in Inghilterra. Se il ministero attuale scogliesse le Camere, il più gran bene, che potrebbero farci coloro che s'interessano per l'Italia, quello sarebbe di dichiarare nei comizi e nelle loro professioni politiche, che l'Inghilterra deve vedere con piacere una nuova guerra fra Austria e Francia, come quella che, stabilendo definitivamente gli affari d'Italia, può solo condurre a una pace durevole.
Verso Pasqua mad. Schtvabe tornerà a Londra. Farò in modo ch'ella la conosca, questa brava signora amando sinceramente Venezia e potendo molto giovare per le sue molte e buone relazioni.
Parlando con Cobden ha sempre insistito specialmente nell'idea che, se la Venezia è riscattata a patto di non essere congiunta al Piemonte, non potrebbe fare che sacrifici pecuniari molto minori di quelli, che potrebbe fare coli'annessione. Una volta che l'Austria abbia adottato il principio, non v'è altra speranza per ottenere la sua adesione alla annessione che farle vedere che questo è il mezzo migliore per darle un più forte corrispettivo. Io mi sono lasciato sfuggire di bocca (forse Cobden l'avrà obliato), che la Venezia restando isolata avrebbe potuto caricarsi perfino di 500 millioni di L. di debito, ma persone competenti, che co-