Rassegna storica del Risorgimento
1859-1860 ; VENETO ; VILLAFRANCA
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1953
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Il problema veneto dopo Villa/ranca (1859-60) 219
nascono le forze produttive del paese, mi fecero osservare che questo peso sarebbe insopportabile per la Venezia. Le imposte nel Veneto fruttarono nel 1857 L. 58.000.000 nette di spese di percezione. Questa cifra era il prodotto di un sistema d'imposte abbastanza esagerato.
Le spese di amministrazione senza le milizie., la diplomazia e il debito pubblico e le maggiori esigenze d'una lista civile sommavano a 28 milioni. Restano dunque 30 milioni a fronte dei quali bisognerebbe spendere: pel militare almeno 12 milioni pella lista civile e affari esteri 3 milioni
pel debito pubblico L. V. (cioè 2J5 non assunti dal Piemonte) 6 milioni. Non vi sarebbero dunque disponibili che 9 milioni, cioè la rendita di 150 milioni nominali. Le dico ciò, perchè si tenga in guardia, se dovesse parlare di cifre. E colla solita amicizia me le ripeto.
[Pincherle]. [Archivio Stato, Venezia, Carte Paleocapa, n. 1064].
9. - PALEOCAPA A PINCHERLE
Torino, 22 febbraio 1860. Pregiatissimo amico,
Ho ricevuto la vostra ultima del 17 corr. ed a suo tempo aveva ricevuto anche quella del 12. Alla quale non risposi prima, perchè non avrei potuto far altro che ripetere i motivi, che m'inducevano a riguardar come vana la speranza di poter riscattare la Venezia a prezzo di danaro, almen per ora. Veggo che adesso siete convinti anche voi che il carico di 500 milioni, a cui dovrebbe aggiungersi quello dei 2J5 del debito L, V., non è carico assolutamente sopportabile per il nostro povero paese; ma a me pare che abbiate pensato all'evento, che, quando tale impotenza sarà rionosciuta col fatto, si verrà al partito di unire la Venezia al Piemonte, onde esso possa coli'aiuto di tutto il regno far fronte agli impegni assunti. Ma, domando io, chi sarà intanto, che assuma questi impegni? La Venezia noi può, che non ha rapresentanza, e quando lo potesse, volete voi che l Austria s'accontenti di un'offerta, che le vien fatta da chi non ha i mezzi di adempierla, e che vi si accontenti colfidea di un successo, che ella avversa certamente ed avverserà quanto più possa, quello cioè di veder tanto ingrandito il regno dell'Italia settentrionale ? Io vi ho già scritto che con ciò non intendo dire che si debba rinunciare al tentativo di riuscire al riscatto per danaro, ma bisogna perciò che la condizione delle cose si faccia ben diversa da quella, che è attualmente. Trattare adesso della cessione della Venezia per danaro e creder di poter riuscirvi colla vaga promessa di una somma, che VAustria stessa ben comprende che la Venezia sola sarebbe impotente a pagare, è mettere il carro innanzi ai buoi; se vi fosse mezzo di riuscire, sarebbe quello di aspettare che la congiunzione di tutta l'Italia centrale sia compiuta. Allora non dubito che il regno cosi ampliato non ne avesse mezzi bastanti e volontà tanto piti sincera e sicura, quanto che quella sarebbe dettata non da soli sentimenti umanitarii, ma da positivo interesse proprio di riscattar la Venezia, se gli venisse fatto anche a costo di una somma maggiore, e notevolmente maggiore dei 500 milioni.
E posso or dirvi che cosi pensa anche chi può pronunciare quell'opinione ben più competente della mia, che desiderate conoscere. Per ora adunque non