Rassegna storica del Risorgimento

1859-1860 ; VENETO ; VILLAFRANCA
anno <1953>   pagina <220>
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Roberto Cessi
giova pensare ad altro che a cetcer di riuscire nell'unione. dall'Italia- centrale al regno sardo. Voi mi scrivevate die riguardate questa annessione come cosa fatta, o almeno che non può mancare di avere un pronto successo. A me duole di non poter essere d'accordo con voi nemmeno in onesto proposito. La riserva fattasi dall'imperatore di sentire come la pensi l'Austria sulle proposte dell'1Inghilterra; la risposta sfavorevole* che bene poteva aspettarsene e della guaio non mi pare che possa ormai dubitarsi; la poca speranza, che ho, che a quelle proposte sieno since­ramente aderenti la Prussia e la Russia, principalmente dappoi che la questione si è complicata per la cessione, che esige la Francia, della Savoia e del contado di Nizza; il timore, che anche in Inghilterra scemi il favore, che si prestava al divisato ingrandimento del regno sardo, quando si vegga che non si può disgiun­gere da quello dell'impero francese; la preoccupazione, che evidentemente cagiona all'imperatore Vagitazione, suscitata dall'alto clero in favore del dominio tempo­rale del papa, che nelle masse ignoranti si vuol confondere cogli interessi della religione, della quale preoccupazione fanno prova bastante le belle circolari del ministero dell'interno ai prefetti e del ministero dei culti ai vescovi; il proposito finalmente, c/te mi par fermo nell'imperatore di non consentire a render potente il regno sardo senza averne per corrispettivo l'acquisto della Savoia e del contado dì Nizza, son tutti argomenti, che mi paiono contrastare gravemente quel felice e pronto successo, che voi ritenete per infallibile.
Piaccia a Dio che queste difficoltà si sciolgano; ma sarà molto, se per ora si scioglieranno colVunione di tutta l'Italia centrale al Piemonte e coli''estensione della Francia fino alle Alpi. Ma pretendere che contemporaneamente si liberi anche la Venezia, dicendo che il Piemonte non può cedere senza ciò la Savoia per quelle ragioni di confini e di sicurezza dello stato nostro, che voi adducete, vi dico il vero che mi pare assai poco logico. Quei malaugurati confini e quella conse­guente minaccia d'invasione, a cui resta esposta la Lombardia, non sono inconvenienti, che sorgano adesso, e son tutt'altro che un corollario dell'ingrandi­mento del regno sardo per Vunione dell'Italia centrale; essi derivano dai patti di Villafranca e dalla stipulazione e dalla ratificazione del trattato di Zurigo; onde mi pare che sarebbe assurdo che Napoleone, il quale prima di accettare le proposte inglesi ha voluto sentire che ne dica V'Austria, venisse per di più a dirle: Sic­come io voglio che la Francia sia ingrandita e acquisti i suoi 'confini naturali delle Alpi, così è necessario che voi non solamente vi accontentiate che s'ingran­disca il regno sardo colFItalia centrale, ma dovete di più rinunciare anche al possesso della Venezia, perchè intendo che il detto regno acquisti anch'egli migliori confini di quelli, che io gli ho procurati colla pace di Zurigo, aumentare la potenza detta Francia ed aumentare sempre più quella del regno sardo, e voi dovete ras­segnarvi all'una e all'altra di queste mie volontà, quantunque io ben sappia, che sono ambedue contrarissime ai vostri intenti politici .
Queste son cose, a cui certamente non può pensarsi che l'Austria si accomodi per trattative diplomatiche, e che, se si volessero ottenere, bisognerebbe ottenerle col rinnovare la guerra dopo averla fatta cosi inopportunamente cessare. Voi dite che l'Inghilterra consentirebbe anche a una guerra immediata per evitar quella, che potrebbe scoppiare qui a qualche anno. Ciò potrebbe esser vero, se VInghilterra sapesse che l'immediata guerra avesse a limitarsi tra Austria da una parte e Francia e Sardegna dall'altra, e che invece la ritardata guerra degenerasse in guerra europea. Ma a me pare che nella commozione generale dell'Europa sia impossibile pensare ormai più ad una guerra limitata e localizzata.