Rassegna storica del Risorgimento

1859-1860 ; VENETO ; VILLAFRANCA
anno <1953>   pagina <224>
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Roberto Cessi
legittimata da una convenzione stipulata dai capi del movimento coi governatori militare e civile, ai quali l'Austri u aveva affidato , il reggimento delta Venezia, e quantunque con tanto valore e con tanti sacrifici sostenuta'Rjt un assedio di 18 mesi; quelli finalmente, che inveiscono contro l'imperatore dei francesi, perchè, dopo aver lusingati i Veneziani promettendo di liberar V Italia dalle Alpi ali*Adriatico ed eccitata la gioventù, a prendere le armi per aiutare questa santa causa, mancò inaspettatamente alla generosa promessa, confermando e rendendo più duro e più rovinoso il giogo della Venezia separata dalla Lombardia', tutti costoro dicono cose compassionevoli e vere e che eccitano gli animi generosi contro chi fu cagione della rovina di urea sì betta e gloriosa parte d'Italia. Ma crediamo che assai poco gio­vino queste loro parole, imperciocché quelle considerazioni di diritto, che possono far impressione sui dottrinari politici, poco valgono sali'animo degli uomini di stato, i quali devono attendere ai veri interessi dèi paesi, i cui destini sono loro affidati, e non a quelli di altri paesi. Le ragioni e i diritti storici sono rispettati lissimi; le dottrine dei Puffendorfio, dei Grazio, dei Watel, sono autorevolissime dottrine, ma queste cose non prevalgono, se non quando giovano a chi, mettendole in campo, ha la forza di farle trionfare. E la dottrina dei fatti compiuti, che a dì nostri venne a far parte così importante del codice diplomatico europeo, non meno che quella del non intervento, sostenuta principalmente dall' Inghilterra e bene-, detta dagli italiani, sono argomenti, che provano appunto che tutte le dissertazioni sui diritti della Venezia e sui torti commessi contro di lei, e che convien riparare, valgono un bel nulla.
Né molto pare a noi che possano giovare i racconti del tirannico e vessa­torio modo, con cui l'Austria governa le provincie venete, né la descrizione delle sofferenze e della miseria, a cui sono ridotte per la enormità delle imposte, per le prepotenti esigenze della soldatesca, per la rovina assoluta del commercio marit~ timo di Venezia, che non può sperar di risorgere a cagion della separazione della Lombardia e a cagione della preferenza e dei privilegi maggiori, che si accordano a quello di Trieste; per le industrie proprie del paese venute anch'esse all'ultima rovina, dappoiché manca lo sfogo, che dei loro prodotti avevano in Lombardia; per la diserzione di tutta la più energica parte della gioventù, che va a prender le armi in Piemonte; e per quella di una quantità di intere agiate famiglie, che vi cercan rifugio; per l'iniquo procedere di governanti, che fanno professione di odio e di ira contro gli italiani e che danno gli impieghi a forestieri o ad uomini scelti fra i più tristi del paese destituendo i buoni o men tristi; finalmente per l'inverecondo procedere di una polizia, le cui vessazioni non trovano riscontro che- nelle più violente commozioni rivoluzionarie di altri tempi e di altri paesi.
Questi racconti possono rivoltar gli animi di ogni onesta e caritatevole per­sona, e quindi anche quelli degli uomini di stato, che sono altrove che in Austria al potere. Tuttavolta crediamo che questi uomini non se ne commuovano, quando pensano ai doveri, che loro impongono gli interessi del paese, che sono chiamati a governare. La politica sentimentale é in generale una cattiva politica; e i sensi generosi e magnanimi sono virtù, che convengono a uomini privati, ma non a quelli, da cui dipendono i destini delle nazioni, le quali sono e debbono essere essenzialmente egoiste, e se cessano di esserlo per giovare ad altre, ciò avvien solo, quando giovano insieme a se stesse.
Converrà dunque esaminare, se il sollevare la popolazione veneta dalle cru­deli sofferenze, in cui versa, sottraendola al dominio deWAustria, possa giovare anche agli interessi generali dell'Europa.