Rassegna storica del Risorgimento

1859-1860 ; VENETO ; VILLAFRANCA
anno <1953>   pagina <225>
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Il problema veneto dopo HUafranva (1859-60) 235
Non par dubbio che tutte le potenze europee non sentano il bisogno di conser­vare la pace. Lo sente VInghilterra, che dalla pace riconosce quell'alto grado di prosperità, a cui è giunta nel commercio e nell'industria, e quindi anche nel pro­gresso generale della civiltà. Lo sente la Prussia* che nella sua costituzione geogra­fica e nelle sue relazioni politiche colla Confederazione germanica trovasi in tal condizione, che dalla guerra pud temere molto e poco sperare. Lo sente Vimpera­tore di Russia, perchè non è al certo impegnandosi in una guerra europea che potrebbe compiere Vopera di civiltà, a cui vuol condurre i suoi popoli. Lo sente rimperatore de* francesi, perchè, per quanto sia grande la sua potenza militare, ben vede che, ove egli si abbandonasse agli istinti guerrieri della sua nazione, il sospetto, che o a torto o a ragione sorge contro di lui, e i partiti, che pur sempre si agitano nelVinterno dello Stato, potrebbero mettere a cimento il suo trono e la sua dinastia non certo ancora bene consolidati.
Lo dovrebbe sentire l'Austria, più che ogn"altro stato, se ella ben considerasse il turbamento politico interno delle varie razze, che costituiscono quell'impero, che ben può dirsi un mosaico politico, e il disordine delle sue finanze venuto al colmo. Lo sente finalmente la Confederazione germanica, la quale negli ultimi eventi ha potuto convincersi, quanto grande sia la imperfezione della sua costi­tuzione interna e quanto ella sia poco atta a cimentarsi in una guerra europea e sortirne con quel trionfo di nazionalità tedesca, a cui essa aspira. Tutti poi gli stati costituiti di Europa sono convinti del bisogno di porre un argine a quello spirito di sovvertimento, che minaccia la società ne* suoi fondamenti e che propa­gando principi demagogici e comunisti, con cui pretende riordinarla, si comincio-rebbe dall'involgerla in una rovinosa anarchia. Per far fronte ai quali principi, bisogna rispettare, non conculcare le nazionalità.
Ora pare a noi che, a malgrado della piccola estensione e della apparente poca importanza delle provincie venete, la loro attuale condizione politica possa avere grandissima influenza sulte relazioni internazionali tra i grandi stati di Europa e sulla loro quiete interna, e possa quindi, se non vi si ha il debito ri­guardo, render frustranei gli sforzi, che fa la diplomazia, per impedire una con­flagrazione generale di guerre e di rivoluzioni.
L'Italia è stata per più che dieci secoli teatro di guerre, e la storia ci mostra che queste guerre traevano origine dalla debolezza dei pìccoli e impotenti governi, in cui era divisa, dai lor continui dissidi e dalla disposizione, in cui erano, di farsi soccorrere ora dai re di Francia ora dagli imperatori di Germania, che ade­rivano volentieri alla chiamata, che lor facevano codesti piccoli governi e special­mente quello dei papi, perchè ciò dava loro occasione d'invadere una più o meno grande parte di questo bel paese e di estender sopra di esso ognor pih la loro domi­nazione. DÌ guisa che si può ben dire che VItalia era a vicenda preda o dei Fran­cesi o dei Tedeschi. E lo fu fatalmente anche degli Spagnuoli, quando la monarchia di Spagna e l'impero vennero sotto la stessa sovranità, la quale minacciava l'Eu­ropa della più funesta monarchia universale. Il qua! pericolo di vedere l'Italia serva a vicenda o di Francia o dell'Austria durerà sempre, fino a che essa non possa costituirsi in una potente nazione, capace di difendere le proprie libertà e la propria indipendenza, e varrà tanto maggiormente a turbare la tranquillità di tutta Europa e ad impedirne un giusto e stabile equilibrio, quanto che, fatte sempre ptìl intrinseche le relazioni fra i diversi stati, in cui l'Europa stessa è divisa, e fatta più immediata l'influenza, che la condizione politica degli uni ha su quella degli altri, sarebbe, crediamo, ormai impossibile localizzare il teatro di una guerra