Rassegna storica del Risorgimento
1859-1860 ; VENETO ; VILLAFRANCA
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1953
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Roberto Cessi
fra Francia ed Austria sul suolo italiano ed impedire che essa si convenisse in guerra universale.
Le vicende dei 12 anni ora trascorsi* e specialmente gli eventi meravigliosi degli ultimi due* potrebbero finalmente fare concepire una fondata speranza* die si venga a questo intento di ricostituire la nazione italiana e di darle tali istituzioni politiche ed amministrative* che la rendessero così forte da difendersi da per se stessa e da far cessare nelle due potenze vicine* Francia e Austria, se non il desiderio* la speranza di nuovamente signoreggiarla. Ma crediamo che a questo fine non si possa venire* finché gli austriaci sieno padroni della Venezia* e crediamo ciò tanto più impossibile* quantochè la pace di Villafranca* lasciando alVAustria* oltreché la Venezia* le fortezze di Peschiera e di Mantova con una parte di Lombardia* che si estende per lungo tratto sulla sponda destra del Po, la ha messa in grado anche di stabilirsi fortemente a cavallo del fiume* e* cacciandosi in mezzo ai ducati* di rendere assai difficile qualunque piano di difesa del regno italico* che si costituisca in condizioni territoriali cosi svantaggiose e prive di qualunque buona linea di confine. Mentre invece l'Austria stessa trovasi, oltreché nella miglior posizione per prendere l'offensiva* anche sicurissima dietro la duplice linea del Mincio e dell*Adige fra un imponente quadrilatero di fortezze, fe cui opere difensive ogni dì più crescono e divengono o inespugnabili o di troppo difficile espugnazione.
In tali contingenze che potranno fare gli italiani, quand'anche riuscissero ad ordinarsi in uno stato compatto* che comprendesse tutte le altre parti d'Italia, cosa che* se riesca* non riuscirà certo che dopo il corso di molti anni? E frattanto chi ci garantisce che VAustria* che dichiara oggidì rispettare il principio del non intervento, non trovi un pretesto per irrompere improvvisamente varcando la linea del Mincio o cacciandosi dalla destra del Po contro i ducati e contro le legazioni* senza aspettare che un regno italiano si formi bene ordinato nelle sue Provincie interne* fuse in un solo nazionale interesse e forte in armi e in finanze? E d'altronde* quando anche si supponga che VAustria stia tranquillamente aspettando a suo danno che il regno italiano si metta in misura da attaccare per terra e per mare le provinole venete con tali potenti mezzi di guerra da rendere vittoriose le sue armi e da liberar veramente tutta VItalia cacciandone i Tedeschi, noi non crediamo che sarà dato al governo italiano di attendere quietamente al suo ordinamento interno prima d'intraprendere nulla contro l'Austria. I partili, che si agitano in Italia* è ancor lungi che siensi acquietati e disposti a starsi tranquilli* dando tempo al governo regolare di Vittorio Emanuele di mettersi in misura da sostenere da solo la lotta. E le sètte* che veggiamo col fatto non esser ancora sradicate* né aver perduto ogni ascendente sulla più ardente gioventù* verranno a turbare fazione regolata del governo od a spingerlo a qualche intempestivo attacco contro l'Austria, e* se egli resiste* ad esporlo a interne convulsioni e sovvertimenti* procurando in uno o in altro modo all'Austria il pretesto a quelVinter-> vento* dal quale essa si astenne finora suo grande malgrado. E queste vicende sono tanto più a temersi, quanto più grandi sono gli eccitamenti di quella innumerevole emigrazione veneta* che, abbandonato il paese natio, anela ardentemente di rientrarvi, e quanto è più ostinata l'Austria nel maltrattar le provincia venete* mantenendovi un fomite di rivoluzione solo represso dalla prepotenza delle armi forestiere.
Supporre poi che il regno italiano possa anche prima d'essersi ben consolidato e fatto potente, benché senza la Venezia, riescir a liberar questa coWaiufà