Rassegna storica del Risorgimento
1859-1860 ; VENETO ; VILLAFRANCA
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1953
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227
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Il problema veneto dopo Villa/ranca (1859-60) 227
di Francia, sarebbe ricadere in lina vera petizione di principio, cioè risuscitare sui campi italiani quella guerra tra Francia ed Austria, l'evitare la quale è, come abbiam detto, l'intento, a cui si mira, promuovendo il risorgimento di ima potente nazionalità italiana; o in altri termini sarebbe cercar di evitare una guerra europea nel modo più sicuro per promuoverla e distruggere ad un tempo quanto si è fatto, perchè gli italiani possano da sèsoli finire le loro faccende e non tornar preda degli stranieri. Quindi a noi sembra che per ottenere i tre fini, a cui si aspira, cioè:
1 di consentire che gli italiani possano fare da sé;
2 d'impedire che le passioni demagogiche e le sètte sovversive di ogni ordinamento sociale, cominciando dallo sconvolgere l'Italia, si diffondano per tutto il resto dell'Europa continentale}
3 d'impedire la guerra europea, e specialmente di non compromettere l'intrinseca e ferma alleanza di Francia e d'Inghilterra, la quale è il principal fondamento dei progressi detta civiltà;
per ottenere, diciamo, questi tre fini ci sembra che non vi sia altro sicuro partito che quello di persuader l'Austria a sgombrare pacificamente la Venezia offrendole giusti ed anche larghi compensi.
Il pensare che questi compensi consistessero in altri possedimenti territoriali procurati all'Austria, potrebbe far sorgere altre e nuove cagioni di rottura fra le potenze d'Europa. Il solo mezzo adeguato adunque sarebbe che l'Austria cedesse la Venezia a prezzo di danaro. E le seguenti considerazioni ci sembrano provare che questo mezzo, il quale alcun tempo fa avrebbe potuto sembrare un pio desiderio contrario ad ogni ragione politica, abbia nelle condizioni attuali delle cose una ragionevole probabilità di riuscita.
Gli uomini, che sono alla testa degli affari in Austria, dovrebbero finalmente essersi accorti dell'impossibilità di restituire allo stato la tranquillità interna e di farlo rispettato e potente all'estero ostinandosi a mantenere quel sistema di assoluta unificazione di tutte le parti dell'impero, secondo il quale si vorrebbe assoggettarle tutte alle stesse leggi non solo, ma a tutti far parlare la stessa lingua, soffocare in tutte ogni istinto di nazionalità e metter vincoli alla coscienza e ai sentimenti religiosi di tante popolazioni.
E basta leggere le discussioni del Consiglio rinforzato dell'impero per convincersi della necessità di mutar sistema. Queste discussioni hanno proclamato anche in Austria che vi sono diritti delle popolazioni, che non è concesso di conculcare impunemente. La pubblicità si estende ognor più, e tornare all'antico mutismo sarà impossibile. Le popolazioni s'agitano, e se Vimperatore non farà loro larghe concessioni, l'impero si sfascierà. Queste verità predicate in un Congresso, i cui membri sono stati nominati dal gabinetto fra gli uomini di fiducia, possono far argomentare quanto più. grande e pericolosa sarebbe la lotta fra i bisogni e le aspirazioni delle nazionalità e l'autorità sovrana, qualora il Consiglio rinforzato dell'impero fosse composto de' veri rappresentanti delle varie nazionalità medesime, scelti liberamente dalle provinole, e qualora il governo persistesse a non voler fare più larghe concessioni, di quanto egli sembra sinora disposto ad accordare. Ma se il gabinetto austriaco, costretto dall'agitazione crescente, che si manifesta in tutte le parti dell'impero, discenda pure a far queste più. larghe concessioni, esse dovranno però essere informate all'intento di conservare quel potere centrale, che è necessario a mantenere VAustria nel rango di una delle prime potenze d'Europa. Ora noi crediamo che le concessioni, limitate