Rassegna storica del Risorgimento

1859-1860 ; VENETO ; VILLAFRANCA
anno <1953>   pagina <228>
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Roberto Cessi
anche da cotesto intento, potranno benissimo accontentare e tranquillare le Pro­vincie slave, magiare e tedesche, ma che non riusciranno mai a incorporar con queste le provinole venete in modo sicuro e permanente.
Le provincie slave, magiare, e tedesche fecero già da secoli parte dello stesso impero e quantunque tutte avessero a tempi più o meno lantani da noi istituzioni assai libere ed autonome, pure la storia ci mostra con quanta energia e con quanti sacrifici di sangue e di danaro concorressero volonterose a mantenerne il lustro e la possanza, finché non si conculcarono contro ogni diritto le istituzioni mede­sime. Onde altro non domandano, se non che queste istituzioni sieno loro resti­tuite, né certamente si rifiuteranno ad introdurvi quei mutamenti, che sono ri­chiesti dai progressi della civiltà e da una più illuminata sapienza politica. Ma le provincie venete non furono soggette all'Austria che nel periodo, che scorse dai trattati del 1815 fino alla rivoluzione del 1848; prima non ricordavano che una breve dominazione austriaca, conseguente alia grande rivoluzione del 1797; dominazione tanto più odiosa, quanto che era stata per un iniquo tra­dimento sostituita ad un governo nazionale di 14 secoli. E in questo periodo di 33 anni, spenta in esse ogni autonomia, le provincie venete furono male e duramente governate dalle autorità civili e militari tedesche, che non dissi-mutarono il disprezzo loro e il loro mal animo verso gli italiani riguardati come popoli di conquista. Le istituzioni, che s'intese dar loro, erano delusioni, e quello, che pur avrebbero avuto di comfortevole e buono, era guastato dal modo, con cui la prepotenza governativa ne faceva Vapplicazione pratica. Quindi già anche prima della rivoluzione del 1848 V Austria si era talmente alienata gli animi degli italiani, [che] anche quelli, i quali pei loro interessi si tenevano legati al governo, non avrebbero osato pubblicamente farsene i lodatori o i difensori e la parte più. illuminata della popolazione, e specialmente della gioventù* si sarebbe vergognata di mostrare intrinseche e cordiali relazioni coi te­deschi o militari o civili. Ond'è che, quando dopo molti malaugurati tentativi di congiure e sollevazioni promosse dalle segrete società, che andavano sempre più diffondendosi, la rilassatezza militare, conseguenza di lunga pace, e l'igno­ranza dei governanti (ì quali, mentre esercitavano la più vessatoria polizia contro tutti, erano perfettamente all'oscuro dello stato degli animi) ne porsero Vopportunità, la rivoluzione scoppiò come un fulmine in tutte le provincie venete senza eccezione e con un consenso meraviglioso. E quanto abbiam detto in prin­cipio del malgoverno e del durissimo trattamento, a cui sono dal 1849 fino al dì d'oggi soggette queste provincie, convincerà della tanto,maggiore impossibilità, che ora esiste, di affrattellare tedeschi e italiani e di far che questi si rassegnino di buon grado alla dominazione austriaca. L'odio contro questa dominazione si è ormai esleso a tutte le classi ed è diffuso nelle campagne còme nelle città, né solo énudrifb dagli uomini maturi di ogni età, ma più ancora che in essi è radicato nei teneri giovanetti e perfino nei fanciulli; onde si sfogano anche contro questi le durezze del governo, il quale si allarma di tutto, conoscendo come a tutti sia inviso, e non crede possa esservi altro rimedio che conculcare e vessare sempre pih la popolazione. Si può star certo che, se l'Austria continuasse nel dominio delle provincie venete, col procedere del tempo essa andrebbe incontro a sempre maggiori difficoltà* perché la generazione, che sorge, educata fin dai pih teneri anni dalla generazione presente, le sarà ancora più che questa avversa e sarà disposta ad aderire a chi la lusinghi di poter sottrarsi al di lei giogo* e farà ogni sfarzo per riuscirvi.