Rassegna storica del Risorgimento
1859-1860 ; VENETO ; VILLAFRANCA
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1953
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229
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Il problema veneto dopo Villafranca (1859-60) 229
// contatto immediato e il confronto con altre provincie, che per ragioni di geografia-) di nazionalità, di costumi e di comuni interessi non avrebbero mai dovuto esser divise dalle provincie venete e che sono rette da libere istituzioni, le quali consentono il più ampio sviluppo alla ricchezza e alla prosperità loro, questo contatto e questo confronto, diciamo, accresceranno sempre più la intolleranza dei veneti a sopportare il giogo dell'Austria. E questa intolleranza è dimostrata già dall'emigrazione di tanta gioventù. La quale si fa ognor più frequente, e ciò a malgrado delle leggi draconiane, che possono leggersi nella Gazzetta stessa di Venezia, n. 218 del 24 settembre e n. 220 del 26 settembre 1860, colle quali si ordina di far fuoco inesorabilmente contro chiunque fosse sospetto di voler passare i confini, e si tengono responsabili i genitori, e, quando questi manchino o sien privi di mezzi, le comunità, dell'assenza dei giovani* che si sottraggono atta leva. E così queste due cause, l'intolleranza cioè del giogo e l'incitamento a disertare, continueranno ad influire a vicenda Vuna sulValtra e faranno sempre maggiore la miseria del paese, accresceranno nel governo gli imbarazzi e le spese per conservarne il possesso e scemeranno nel tempo stesso le risorse, che ei potrà trarne.
Perche l'Austria potesse mantenere il possesso delle provincie venete, bisognerebbe che ella non solamente riconquistasse la Lombardia, ma che riuscisse eziandio a distruggere nel regno sardo le istituzioni costituzionali, di cui esso gode, evento che dopo i commovimenti politici di questi ultimi 12 anni parrà impossibile a chiunque non sia acciecato dalla speranza di estinguere negli italiani quelle aspirazioni di nazionalità e quell'amore di ordinata libertà, die si son fatte cosi potenti nell'animo loro.
Nelle condizioni attuali d'Italia ci sembra adunque che l'Austria nel cedere le provincie venete per prezzo di danaro, lungi dal temerne una causa d'indebolimento, dovrebbe scorgervi la cessazione di un continuo fomite di rivoluzione, che influirebbe anche sinistramente sulle altre parti dello stato, e dovrebbe pensare a procurarsene invece una risorsa per le sue rovinate finanze*
Ma si potrà opporre che, abbandonando le provincie venete, VAustria abbandona eziandio quetta linea difensiva, che sull'Adige, sul Mincio e sul Po, è rafforzata da quell'imponenti fortezze, contro le quali si arrestarono le armi vittoriose dell'imperatore dei francesi. Ed a questa obbiezione si darà forse tanto maggior valore, quanto che col detto abbandono l'Austria potrebbe scemare di autorità nel consesso europeo, e specialmente nelle sue relazioni cogli altri stati della Confederazione germanica. Imperciocché si va predicando che questa Confederazione riguardi le provincie venete conservate nel dominio dell'Austria come un baluardo necessario alla sua sicurezza secondo quella strana sentenza, che il Reno si difenda sul Po.
Questa malaugurata idea deriva da quella, che, convalidata da tanti esempi storici, fa riguardare la valle del Po come un naturale campo di guerra e fa che si cerchi di stabilirvi confini artificiali fra le potenze straordinarie, che vi si accampano, anziché pensare ai veri e sicurissimi confini d'Italia, che sono le Alpi. È sorprendente il vedere la estensione, che, conformandosi a questa idea, danno gli Austriaci al loro sistema di fortificazioni in Italia. Giudici competenti nella scienza militare la riguardano come stranamente esagerata e credono che lungi dal tornar utile essa sia pericolosa, perchè, astrazion pur fatta dalla neces* sita, ìn cui si trova e si troverà sempre l'Anatriti di mantenere un gran nerbo di forze militari disseminato nelle provincie venete per conculcare gli istinti delle