Rassegna storica del Risorgimento

1859-1860 ; VENETO ; VILLAFRANCA
anno <1953>   pagina <230>
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Roberto Cessi
popolazioni, le fortezze del quadrilatero, che vanno sempre ampliandosi, quelle, che si vanno stabilendo intorno a Venezia e lungo tutto il litorale da Lido a Chioggia, e quelle infine, che si vanno erigendo sulla destra del Po, nei distretti, che da codesta parte sono stati così improvvidamente lasciati in possesso del­l'Austria; tutte queste fortificazioni esigeranno per se sole, che si stacchi dal­l'esercito, che tiene la campagna, almeno 40 o 50 mila uomini per munirle di guarnigioni sufficienti, senza le quali sarebbero, anziché di forza, cagione di debolezza.
Si porti invece il confine sulle Alpi, dove non vi è praticabile passaggio, che non offra insieme la più grande facilità di esser difeso, e se ne avrà una linea ben più sicura e potente per natura, aiutata dall'arte, che non sia quella, che si vuol procurarsi coWarte sola e con enormi spese per costruire in un'ampia e libera pianura un bosco di fortezze col bisogno, come si è detto, di distrarre per la difesa di queste una gran parte del nerbo dell'esercito.
D'altronde fatta libera l'Italia secondo il programma di Napoleone dalle Alpi all'Adriatico, essa non avrà piti motivo di romper guerra ali1 Austria, né quindi di invocare l'aiuto di Francia. Padrona in casa sua si guarderà bene dal chiamarvi ospiti incomodi e prepotenti, quando più non ne avrà bisogno, e VAustria, tranquilla da questa parte, dove non avrà più timore di essere attaccata insieme dagli italiani e dai francesi, potrà concentrare tutte le sue forze sul Reno a difesa della Confederazione germanica. Onde a noi pare che in luogo di quella strana sentenza, che abbiamo più sopra ricordata, una vera sentenza sìa questa, che i Tedeschi non riusciranno mai a difendere vigorosamente il Reno, se, sgombrata l'Italia, non cessino dall'ostinato proposito di voler insieme difen­dere il Po.
Ma si dirà ancora che, per quanta opportunità possa offrire la gran catena delle Alpi a difenderne i passaggi, il trasportar sopra di essa il sistema di for­tificazione, che ora è già stabilito nella pianura, esigerà pur sempre nuovi e grandi dispendi; e noi riconosciamo questa verità e crediamo appunto che ne venga un ragionevol motivo per far che l'Austria pretenda più larghi compensi in danaro per abbandonare le provincie venete; ma crediamo del pari che da questo abbandono il regno italiano ne riceverà tanto aumento di potenza e di ricchezza da poter far sopportare agevolmente questo maggior carico alle sue provincie.
Poniamo pure che per fortificare validamente, tutti- i passi alpini, che fron­teggiano l'Austria e non sono o sono finora non sufficientemente difesi, si esiga la somma di 100 od anche 150 milioni di franchi, e poniamo che a recare un no­tevole sollievo alle disordinate finanze deW impero non bastino i risparmi, che l'Austria potrebbe fare abbandonando un paese, che nelle condizioni politiche attuali le sarà indubbiamente più di danno die di vantaggio anche nel rispetto economico, e che si esiga una somma non minore di 400 o 500 milioni; saranno 6 o 7 cento milioni, che l'Italia dovrà in non lungo periodo di anni pagare all'Austria come prezzo delle liberate provincie venete. Ora noi crediamo che que­sto benché gravissimo sacrificio non sia punto sproporzionato alla ricchezza di un grande stato italiano, quando questi, liberato interamente da ogni dominio straniero e ordinato all'interno così fortemente da far lacere o reprimere gli sforzi della demagogia sovversiva, che non prevale che negli stati deboli o mal governati, potrà dare tutto lo svolgimento, di cui sono suscettibili, agli elementi di ricchezza, che ebbe dalla natura, e questo càrico potrà l'Italia tanto più facilmente soppor-